- No, Dick ti sbagli: pio sì, ma non certo casto.

- Cosa vuoi dire che il mio Dick non conosce la storia? Ma se è un esperto riconosciuto!

- E tu oca che non sei altro, cosa vuoi insinuare ? Che il mio Donald è ignorante?

-  Bada a te.

- Strega.

- Signore, un po’di contegno.

Dieci minuti dopo era tornata la calma e le cognate rappacificate si scusavano vicendevolmente a parole, mentre gli sguardi tradivano altro.

Mentre gli altri restavano a chiacchierare, Merlini si accomiatò dal gruppo e così anche l’ispettore.

- E meno male che doveva essere una cena tranquilla...

- In cui si doveva ricordare un defunto, aggiungo.

- Già, Merlini. Quando ci sono 2 galli, le galline starnazzano.

- Sono le oche a starnazzare, Ispettore.

- Pardon, un lapsus.

- Già... come prima.

- A cosa si riferisce?

- Nulla, nulla. Piuttosto, andiamo a dormire.

- Speriamo non accada altro.

 

La mattina dopo, la colazione fu chiamata alle 7,30.

Uno alla volta scesero tutti, tranne Donald.

Alle 9,00 si sarebbe dovuta sparecchiare la tavola e la colazione sontuosa, montone arrostito, bacon, uova strapazzate, succo d’arancia era ancora lì.

Anne Frostin stava chiamando il marito ma il tono era diventato sempre più preoccupato: nessuno lo aveva visto scendere.

Intanto era arrivato il procuratore Fedberg con una macchina e due agenti.

- Cosa sta accadendo?

- Non mi piace per nulla: non si trova un altro fratello.

- Lo abbiamo trovato, lo abbiamo trovato - sentirono gridare.

Era la voce dell’ispettore, dal primo piano.

Un momento ed erano lì.

Era la camera che avevano aperto la sera prima, quella in cui Merlini aveva trovato la medaglietta.

- E’qui, in bagno.

Nella vasca giaceva come un cencio abbandonato, il corpo di Donald. Apparentemente non presentava ferite, ma rivoltando il cadavere, Merlini notò che il collo ciondolava stranamente.

- Lo hanno ucciso rompendogli il collo.

- Ma come?

- Ponendosi alle spalle e con una mossa, anche una donna addestrata può farlo.

- Quindi non esclude alcuno.

- Già.

- Un’altra bella gatta da pelare.

- Che vuole...  Io invece comincio a vedere una luce, abbastanza fioca ancora, ma si vede. Conferma le mie supposizioni: mi aspettavo un secondo cadavere ed è arrivato. Ora secondo i miei calcoli dovrebbe arrivare il terzo. Dio mio, che aria fresca qui: nelle altre stanze si soffoca!

- E’vero. E del resto questa stanza non ha finestre.

- Ma la porta del bagno era aperta ieri sera?

- Non ci ho fatto caso.

- Anche ieri l’aria era insolitamente più fresca qui.

- E’vero. Ma può anche essere perché non ci sono finestre e non trapelano i raggi del sole, commentò l’ispettore.

- Può essere. Ma io penso anche a dell’altro.

- Un ventilatore?

- Mmmhh. Ha notato che la giacca è bagnata?

- E anche questo ha importanza?

- No, se riesce a spiegare il perché abbiano rimesso l’acqua a disposizione di rubinetti non usati da anni. Non mi ha detto lei che questa stanza non era usata da molto tempo? Non si ricorda che c’era uno strato uniforme di polvere tutt’attorno?

- Quindi?

- Quindi... apriamo i rubinetti.

Per quanti sforzi facessero, non riuscirono ad aprirli.

- Arrugginiti e bloccate le manopole: vede quanto calcare è incrostato attorno? Non son state svitate queste manopole da molto tempo.

- E allora come ha fatto a bagnarsi la giacca?

- Altro mistero da risolvere.

- Ma perché il terzo cadavere?

- E’necessario. Il movente l’ha capito?

- Per quello…: eredità !

- Già. I contrasti c’erano, sotterranei ma c’erano. Qualcuno sta continuando a colpire. Prima ha ucciso Philip, poi Donald, ora resta Dick e la sorella.

- Uno dei due è l’assassino?

- Allora arrestiamo la sorella.

- E perché non Dick?

- Perché lui la sua parte di eredità la ebbe molto tempo fa: a lui non spetterebbe nulla, né quindi a sua moglie.

- Ma questo non me l’ha detto.

- Noo? Ok, me ne sono dimenticato.

- Ma è un particolare importantissimo che rimescola tutto.

- Davvero?

- Dov’è la camera di Annabel?

- Al primo piano.

La trovarono che si stava pettinando. Sorseggiava una bevanda fredda. E sbadigliò in maniera plateale davanti a loro.

- Ha notato il bicchiere com’è freddo? Ha una patina come preso ora.

- Signorina, lei ha fatto colazione: a che ora?

- Perché me lo chiede? Alle 7.30.

- E allora ha preso quella bevanda?

- Anche.

- Lei non ci sta dicendo la verità.

- Niente affatto. E’così. E non sono più uscita dalla mia camera.

- Il suo bicchiere è così freddo da avere la brina: non ci venga a dire che non è uscita.