Scomparsa e primi accertamenti
La mattina del 6 maggio 2016 Maria Chindamo, imprenditrice agricola, non fece ritorno a casa dopo essersi recata alla sua tenuta. La jeep bianca della donna fu rinvenuta nei pressi del cancello della sua azienda agricola a Limbadi in provincia di Vibo Valentia, con il motore e la radio accesi. Sulla portiera e all’interno furono rilevate tracce ematiche e capelli. Questi elementi indussero gli investigatori a escludere, fin da subito, l’ipotesi di una fuga volontaria.
Nei giorni successivi furono avviate ricerche sul territorio e acquisiti i primi riscontri tecnici. L’assenza del corpo rese più complessa la ricostruzione della dinamica e la raccolta di elementi di prova.
Indagini e ipotesi
Le indagini si sono orientate in più direzioni. La pista che ha preso maggiore rilievo è quella del movente economico: la gestione e il controllo di estesi fondi agricoli in una zona dove la criminalità organizzata ha storicamente interesse alle risorse territoriali.
Nel corso dell'inchiesta sono emersi indizi e testimonianze che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di persone ritenute legate a gruppi criminali locali. Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno ipotizzato modalità cruente della morte e successive azioni per occultare il corpo, ma tali versioni restano oggetto di verifica in sede processuale.
Problematiche processuali
Gli elementi materiali più citati dagli atti sono le tracce ematiche e i capelli rinvenuti sulla jeep e altri indizi raccolti nell’area della tenuta. A questi si sono aggiunte dichiarazioni di persone informate sui fatti e riscontri investigativi che potrebbero consentire di delineare ipotesi di responsabilità.
Il limite più rilevante è il mancato recupero del corpo della donna. La sua assenza rende ovviamente complessa la ricostruzione della dinamica del delitto e l’attribuzione certa di responsabilità. Il procedimento si basa quindi su un mosaico di indizi, perizie e testimonianze che la pubblica accusa deve collegare in modo convincente in giudizio.
Il processo
Il procedimento penale è incentrato sulle accuse di omicidio in concorso e di occultamento di cadavere. Il dibattimento ha visto l’escussione di testimoni, l’acquisizione di perizie tecniche e la discussione di elementi indiziari.
La famiglia della vittima si è costituita parte civile e ha chiesto verità e giustizia. Le difese degli imputati contestano la ricostruzione dell'accusa, evidenziando le carenze probatorie legate all’assenza del corpo e sollevando dubbi sull’attendibilità di alcuni elementi dell'impianto accusatorio.
Movente e contesto territoriale
Il movente indicato dagli inquirenti è prevalentemente economico. Maria era proprietaria di terreni e conduceva attività agricola in un’area dove il controllo delle risorse può rappresentare un significativo interesse per organizzazioni criminali. In questo contesto la strategia di controllo territoriale può tradursi in intimidazioni, pressioni e, nei casi più estremi, in violenza fisica.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di conflitti per il possesso e la gestione di risorse agricole in territori con presenza mafiosa, rendendo la ricerca della verità anche una questione di tutela del tessuto economico e civile locale.
Reazioni
Negli anni la famiglia di Maria ha spesso ribadito l'auspicio che, con il loro impegno, forze dell'ordine e magistratura giungano a chiarire ogni aspetto della vicenda. La comunità locale e le associazioni civiche hanno seguito il caso come simbolo delle difficoltà che imprenditori e contadini possono incontrare in territori ad alta infiltrazione criminale.
Domande ancora senza risposta
Restano aperte domande fondamentali: dove si trova il corpo di Maria e se potrà mai essere ritrovato; se tutte le persone coinvolte negli interessi sui terreni siano state individuate; quali ulteriori elementi probatori emergeranno nel corso del dibattimento.
La sentenza, quando giungerà, dovrà fare i conti con oggettive difficoltà nell'accertamento dei fatti e con la necessità di collegare indizi in modo incontrovertibile.
La ricerca della verità
La vicenda di Maria Chindamo è la storia di una scomparsa che ha scosso una comunità e ha messo sotto accusa interessi economici e dinamiche criminali. Il processo in corso rappresenta il tentativo dello Stato di ricostruire una verità complessa.
Fino alla conclusione del dibattimento molte ipotesi rimangono da verificare, ma la richiesta di giustizia della famiglia e l’attenzione pubblica mantengono viva la speranza che la verità emerga in aula.
"Lupara bianca"?
Secondo lo scenario che inquadra la scomparsa di Maria nelle dinamiche malavitose, la donna sarebbe stata uccisa per la scelta di non lasciarsi sopraffare dalla piovra di Limbadi e per il suo rifiuto di cedere le proprie terre, pur avendo ricevuto un'offerta di acquisto per un valore superiore rispetto a quello dei suoi terreni.
Il che avrebbe dunque indotto la ‘ndrangheta del vibonese ad adottare la pratica punitiva, largamente diffusa, della "lupara bianca" per ripristinare il monopolio territoriale. Tale pratica consiste appunto nel rapire ed uccidere il dissidente con modalità barbare, sottraendo i resti mortali ai congiunti come un ulteriore sfregio nei confronti di una famiglia ripudiata dalla comunità dominante.
L'Associazione Penelope ha quantificato in circa sessantamila le donne vittime di “lupara bianca” dal 1974 al 2023, di cui diecimila solo in Calabria.
Riferimenti
“Da 9 anni scomparsa nel nulla, ricordata Maria Chindamo”, Ansa, https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/05/06/da-9-anni-scomparsa-nel-nulla-ricordata-maria-chindamo_88e9e44b-0b8a-4b79-b346-d30a34990fef.html
“Maria Chindamo, dieci anni dopo: il processo, la memoria e la sfida al silenzio”, Calabria Inchieste, https://www.calabriainchieste.it/2026/01/06/maria-chindamo-dieci-anni-dopo-il-processo-la-memoria-e-la-sfida-al-silenzio/
F. Donnici, "Maria Chindamo, la scomparsa dell'imprenditrice calabrese", La Via Libera, https://lavialibera.it/it-schede-586-maria_chindamo_calabria_ndrangheta
S. Palazzo, "Maria Chindamo, imprenditrice scomparsa nel 2016: cos’è successo/ 'La ‘ndrangheta voleva i suoi terreni'", Il Sussidiario, https://www.ilsussidiario.net/news/maria-chindamo-imprenditrice-scomparsa-nel-2016-cose-successo-la-ndrangheta-voleva-i-suoi-terreni/2912365/
A. Truzzolillo, "Omicidio Chindamo: nel racconto del fratello Vincenzo il suicidio del marito Nando un anno prima della sua scomparsa", Il Vibonese, https://www.ilvibonese.it/cronaca/omicidio-chindamo-nel-racconto-del-fratello-vincenzo-il-suicidio-del-marito-nando-un-anno-prima-della-sua-scomparsa/



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