Andiamo a scoprire una nuova opera della letteratura gialla con la collana Vintage della casa editrice Le Assassine. In questa occasione vi facciamo conoscere Il divorzio non si addice a Enid Balfame, per la prima volta in versione italiana, e la sua autrice Gertrude Atherton.

Tiziana, parlaci per prima cosa della scrittrice.

Gertrude Franklin Horn Atherton nacque nel 1857 e morì nel 1948. Fu una prolifica scrittrice americana dal carattere deciso, ma al contempo contradditorio. Di lei oltre ai romanzi ci restano racconti, saggi e articoli riguardanti la politica, la guerra e la condizione femminile. Alcuni dei suoi romanzi sono serviti come trame di film muti, tra questi Mrs Balfame che noi abbiamo pubblicato, appunto, con il titolo Il divorzio non si addice a Enid Balfame. Il libro risale al 1916, mentre il film è del 1917 e fu diretto da Frank Powell. Queste sono un po’ le note biografiche che abbiamo anche riportato sul nostro sito per presentare l’autrice. Vorrei aggiungere che fu una suffragetta e che ebbe una querelle vivace sul New York Times con un’altra famosa – anzi famosissima giallista – Anna Katharine Green. La disputa era sul suffragio femminile dove la Green era contraria e sosteneva che già troppe donne avessero invaso la sfera di competenza maschile. Le due scrittrici ebbero visioni diverse pure su ciò che doveva essere la letteratura gialla.

Carattere forte e indipendente, ma anche contraddittorio, abbiamo detto. Questa sua personalità si riflette sullo stile? La traduzione ha incontrato degli scogli?

Questa domanda andrebbe fatta alla traduttrice, Costanza Masetti, tuttavia posso dire che il libro è in un certo senso un romanzo psicologico e quindi come tale, volendo mettere in evidenza il carattere e le motivazioni di ogni personaggio, spesso ricchi di sfumature, ha richiesto un certo lavoro di cesello nella scelta del lessico. Poi il romanzo ha anche altri aspetti che lo portano ad essere più di un giallo: ci presenta il modo di vivere e di pensare di una cittadina americana i cui abitanti, intrisi di Puritanesimo, vanno considerati come discendenti diretti dei Padri Pellegrini della Mayflower. Ma vi è anche uno spaccato della giustizia con la descrizione, direi accurata, delle sessioni in tribunale con una critica non proprio velata a come funziona. Altro argomento è il ruolo delle donne visto nelle sue varie sfumature e contraddizioni, per cui nel romanzo incontriamo donne sposate, donne in carriera, donne in cerca di marito: ognuna delle quali ci dà un’idea di che cosa volesse dire essere donna in America nei primi del Novecento.  

Potresti raccontarci, almeno a grandi linee, la storia?

Enid Balfame, una bella donna di quarantadue anni, è sposata da ventidue con un politico chiassoso e ubriacone, ben lontano dal suo modo di essere, impeccabile e controllato. È proprio grazie al comportamento irreprensibile che la signora Balfame suscita la continua ammirazione della piccola élite di Elsinore, cittadina a poca distanza da New York, dove si è ritagliata un ruolo di primo piano anche come fondatrice del circolo locale. Sarà però questa la sua vera natura o si tratta solo di una facciata di perbenismo, tipico di quel mondo wasp provinciale di cui lei sembra incarnare il modello irraggiungibile?

E che influenze possono avere le nuove istanze emancipatorie delle donne che si fanno strada anche in una sonnacchiosa cittadina di provincia, dove giungono solo gli echi drammatici della prima Guerra Mondiale? Quali elementi giocheranno dunque un ruolo nella morte del marito della donna, colpito da una pallottola sul cancello di casa? Tutti interrogativi che troveranno risposta seguendo fino all’ultima pagina questa storia scritta nel 1916.

 

Intrattenimento ma non solo scaturisce dalla lettura di queste pagine: quale spaccato della provincia americana emerge e quali sono gli aspetti storico-sociali più salienti?

Direi che in un’immaginaria cittadina che si trova a poca distanza da New York vediamo agire una piccola comunità wasp, che come ho già detto discende dai Puritani, e come loro si attiene a un rigido codice morale, che però sembra sempre più di facciata che di sostanza. Un contrasto netto con la vicina New York dove pulsa la vita e dove si respira quella modernità sconosciuta nella piccola realtà assonnata.

C’è poi il riferimento alla prima guerra mondiale che però non è ancora vissuta in tutta la sua drammaticità, ma che induce le donne della comunità a sferruzzare per scaldare gli uomini al fronte o i giornali a trovare un diversivo quando la storia dell’omicidio messo sulle prime pagine perde mordente.

Infine c’è il ruolo della donna che comincia a fare la sua apparizione in nuove professioni, come il giornalismo per esempio, e che tuttavia è ancora combattuta tra emancipazione e ritorno al focolare domestico dove assolve il suo ruolo tradizionale di moglie e di madre.

Tra i vari personaggi magistralmente descritti, è curiosa la figura dell’avvocato, non trovi?

Sì, forse per noi un po’ inconcepibile anche: un uomo che per un malriposto senso dell’onore è pronto a sacrificare la sua intera vita. Forse l’autrice – e in un certo senso questo è evidente nella descrizione fisica che fa del personaggio – vuole proporci la figura del nuovo americano, figlio della conquista del West, che ora si prepara ad affermarsi nella vita lavorando alacremente, ma che però ha ancora in sé diciamo degli elementi infantili o rozzi che solo l’incontro con una giovane più raffinata e intellettuale riuscirà a risolvere.

Infine, soffermiamoci sul personaggio del giornalista d’assalto, a cui interessa solo fare lo scoop, non importa se deve calpestare l’onore di innocenti. Già da allora stampa e giustizia non ne escono particolarmente virtuose, o sbaglio?

Sì, questo dello scoop a ogni costo e la manipolazione dell’opinione pubblica a mezzo stampa sono temi che emergono nel romanzo e che mi sembrano sempre attuali. Nel leggerlo mi è venuto in mente Heinrich Böll, che appunto ne ‘L’onore perduto di Katharina Blum’ ci presenta una storia dove un uso spregiudicato delle notizie può distruggere la vita di una persona.