Assassino Omega di Alberto Odone, Mondadori 2026.

Siamo a Monaco di Baviera il 1 novembre 1923. E siamo di fronte a tre funzionari di polizia assassinati sempre con lo stesso metodo come una messinscena. Sul collo delle vittime dei fori che sembrano il morso di un vampiro e a poca distanza una lettera omega scritta con il loro sangue. In un momento particolare della storia tra scontri, truppe d’assalto, tumulti dei nazionalsocialisti di Hitler che tenta il colpo di stato.

Lavoro non facile per l’ispettore della polizia criminale (Kripo) Kurt Meingast tormentato dai ricordi dei suoi compagni caduti in guerra (ha una cicatrice sulla tempia che sembra animarsi) e aiutato dai viceispettori Stoss, Ulrich e Berg. Tra l’altro il commissario Wim Franke vorrebbe il caso risolto entro il 10 novembre. Ma Meingast, che si porta sempre dietro un bastone con lama incorporata, non si perde d’animo sfruttando il suo metodo di lavoro che consiste nel “guardare ogni cosa senza fissarsi su nulla, lasciare che ogni singolo movimento ti entri in testa come se i tuoi occhi fossero una macchina da presa.” In tal modo si viene a scoprire che i tre uccisi erano invischiati in situazioni del tutto incompatibili con la loro professione. Ma quale il motivo delle loro morti? Frank pensa che l’assassino sia solo un maniaco mentre per Meingast “E’ un pianificatore accurato e potrebbe anche non essere solo.” Addirittura due omicidi potrebbero essere fumo negli occhi, “una costruzione fittizia”, una messinscena per celare il vero movente! E allora occorre camminare e pensare, pensare e camminare perché ci saranno ancora scontri e morti ammazzati.

Ecco cosa ci fa sapere l’autore «Voglio bene a Meingast e proprio perché gli voglio bene cerco sempre di metterlo nelle peggiori difficoltà. La caccia a un assassino di poliziotti che aveva ottime ragioni di temere personalmente non bastava. Ci volevano circostanze eccezionali. Beh, siamo negli anni ’20, a Monaco, allora perché non ambientare la vicenda nell’autunno del ’23, proprio nei giorni del tentato putsch di Hitler? Con tutte le difficoltà di dover indagare mentre qualche migliaio di teppisti armati circola per la città. Nonostante tutto credo che Meingast non se ne sia avuto a male, anzi. Ama le sfide e ama molto poco i nazisti, con cui inevitabilmente avrà a che fare. Ma Meingast non è l’unico a cui voglio bene, c’è anche la sua squadra, a cui, per l’occasione, si è aggiunto un personaggio che mi ha permesso di assecondare la mia passione per gli action movie e di inserire anche qualche scena d’azione: Il colossale Thomas Schneider, detto “Il seppellitore”.»

Ottimo affresco di un momento storico particolare entro cui è inserita una vicenda che rimane impressa dentro di noi.

Buona lettura.