Nelle prime ore del mattino del 25 giugno 1973, Susan Jaeger, una bambina di sette anni, viene rapita dalla sua tenda, in un campeggio presso le Rocky Mountains, nel Montana. I genitori dormono accanto a lei, ma non si accorgono di nulla. La polizia locale non rinviene tracce materiali utili all’individuazione del rapitore e la ricerca della bambina non ha esito positivo. Il caso viene, quindi, sottoposto all’attenzione dell’F.B.I.

Gli agenti speciali del Bureau Howard Teten e Patrick Mullany, applicando tecniche di analisi investigativa ancora in corso di sperimentazione tese a individuare una possibile correlazione tra modalità operative di un offender e suoi peculiari tratti personologici, tracciano un ipotetico profilo del rapitore: a loro avviso si tratta di un maschio, giovane, bianco, che vive nella zona di Bozeman, nel Montana, non lontano dal luogo del rapimento. Ipotizzano che sia un solitario, con difficoltà relazionali e che abbia fatto il militare.

Potrebbe, ritengono, aver rapito Susan per ucciderla. È inoltre probabile, a detta dei due analisti, che lo sconosciuto abbia già ucciso prima e dopo il rapimento di Susan e che conservi parti del corpo delle vittime a mo’ di trofei.

Durante le indagini effettuate a ridosso del rapimento, una telefonata anonima aveva invitato la polizia a indagare sul ventiquattrenne David Meirhofer, che aveva partecipato alla guerra in Vietnam. Interrogato, il soggetto si era mostrato gentile e collaborativo, accettando anche di sottoporsi, con esito negativo, all’esame del poligrafo.

Studiando la documentazione relativa al caso, Teten e Mullany constatano però che i tratti personologici di Meirhofer sembrano adattarsi, sotto più di un aspetto, al profilo da loro tracciato. Prendono in considerazione la possibilità che questi sia uno psicopatico e che, in quanto tale, possa essere riuscito a eludere la macchina della verità.

Gli agenti del Bureau ipotizzano che l’ignoto responsabile del rapimento di Susan e, eventualmente, di altri crimini analoghi, possa desiderare rivivere mentalmente le imprese compiute, giungendo a telefonare alle famiglie delle sue vittime. Propongono, quindi, di porre sotto controllo l’utenza telefonica degli Jaeger.

Il giorno dell’anniversario della scomparsa di Susan, in effetti, giunge una telefonata del rapitore. La sua voce viene quindi registrata e posta a confronto con quella del sospettato. L’esito della comparazione vocale sembra indicare Meirhofer, sia pure in modo non conclusivo. Su consiglio di Mullany, la madre di Susan, Marietta Jaeger, ha un colloquio con il soggetto, di cui afferma di riconoscere la voce.

Il 10 febbraio 1974, scompare la diciannovenne Sandra Dyckman e Meirhofer, suo conoscente, è sospettato di averla rapita. In un ranch abbandonato, non distante da un luogo correlato con il soggetto, vengono rinvenuti frammenti di ossa umane e ciò legittima una indagine più approfondita.

La madre di Susan riceve inoltre un’altra telefonata, da uno sconosciuto che riconosce nuovamente come David Meirhofer. Una perquisizione presso l’abitazione dell’uomo, finalmente autorizzata, consente di recuperare i resti delle due vittime rapite.

L'arresto di David Meirhofer
L'arresto di David Meirhofer

Prima di suicidarsi in carcere, il 29 settembre 1974, l’uomo confessa, oltre che gli omicidi di Susan Jaeger e di Sandra Dyckman, quelli del tredicenne Bernard Poelman (19 marzo 1967) e del dodicenne Michael Raney (7 maggio 1968).

Questo il primo caso risolto mediante l’applicazione delle tecniche del criminal profiling, come detto all’epoca in via di elaborazione presso l'Unità di Analisi Comportamentale dell’F.B.I. e in seguito codificato in un preciso protocollo analitico-operativo. Ed entrato nell'immaginario collettivo grazie ai romanzi di Thomas Harris (Red Dragon, 1981 e Il silenzio degli innocenti, 1988) e alle relative, celebri trasposizioni cinematografiche.

William Petersen in "Manhunter. Frammenti di un omicidio" di Michael Mann (1986), tratto da "Red Dragon" di Thomas Harris
William Petersen in "Manhunter. Frammenti di un omicidio" di Michael Mann (1986), tratto da "Red Dragon" di Thomas Harris
Jodie Foster e Anthony Hopkins ne "Il silenzio degli innocenti" di Jonathan Demme (1991)
Jodie Foster e Anthony Hopkins ne "Il silenzio degli innocenti" di Jonathan Demme (1991)