Pavia. Ormai ne abbiamo la certezza. In attesa di effettivi sviluppi giudiziari, il racconto mediatico della nuova indagine sul delitto di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, passa periodicamente in rassegna i medesimi temi, arricchiti, di volta in volta, con nuove ipotesi, congetture, suggestioni e rivelazioni.

Uno degli elementi che, fin dall’inizio, hanno maggiormente sollecitato l’interesse dei giornalisti e del pubblico è l’ormai noto scontrino del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio a Vigevano, prodotto come alibi dall’attuale indagato per il delitto, Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima. Lo scontrino, numero 0020985/533, riporta la data del giorno del delitto, il 13 agosto, e segna come orario di fine sosta le 11,18 (dunque sarebbe stato emesso un’ora prima, alle 10,18).

Sempio ha sempre dichiarato di essersi recato a Vigevano quel giorno per acquistare un libro presso la locale libreria Feltrinelli e di aver trovato quest’ultima chiusa. Vi avrebbe quindi fatto ritorno il giorno successivo, 14 agosto. Anche in questo caso, l’attuale indagato dispone di uno scontrino del medesimo parcheggio, n. 0021364/896, il cui orario, 18,32, attesterebbe l’emissione alle ore 17,32.

Nei mesi scorsi, si era diffusa la notizia di un “supertestimone” in grado di affermare che lo scontrino in questione non sarebbe stato ritirato da Sempio ma a questi in seguito consegnato: circostanza poi non confermata.

Giorni fa si è invece riservato molto risalto alla notizia che il documento del 13 agosto sarebbe un “documento falsificato”. Lo riporta il settimanale Giallo,  rivelando che una persona, il pompiere Antonio Bugada – amico della madre di Sempio – avrebbe riferito nei mesi scorsi agli inquirenti che “lui e i suoi colleghi, per giustificare alcune uscite dal lavoro in orari non consoni, insieme con il produttore del parchimetro, talvolta creavano degli scontrini con date e orari ad hoc.”

Dunque, “una vera e propria truffa che tuttavia non è stata mai smascherata.” Un espediente che, con i modelli di parchimetro attualmente installati in loco, richiedenti anche l’inserimento della targa del veicolo posteggiato, non risulterebbe più possibile.

Resta ovviamente da dimostrare che, nel caso di specie, la manomissione sia stata effettivamente posta in essere e che sia riferibile all’indagato. Per il momento, gli organi di stampa si limitano a rilanciare la suggestione, dando conto in alcuni casi di un’apparente discrepanza. Prendiamo in esame i predetti numeri d’ordine degli scontrini del 13 e del 14 agosto 2007, rispettivamente 0020985/533 e 0021364/896. La prima parte del numero si riferisce ai tagliandi emessi dall’inizio dell’anno, la seconda a quelli del mese di riferimento. Tra le ore 10,18 del 13 agosto e le ore 17,32 del 14, secondo il conteggio annuale sarebbero stati emessi 379 biglietti (21364 – 20985); secondo il conteggio mensile, 363 (896 – 533), 16 in meno.

Allo stato, non siamo di certo in grado di stabilire se ciò sia davvero rilevante e siamo certi che, al di là delle speculazioni giornalistiche, la Procura che coordina l’indagine sappia leggere adeguatamente il dato e valutare se e in che misura esso possa risultare significativo.

Foto: "Quarto Grado"
Foto: "Quarto Grado"

Analisi dei pc

Nel frattempo, gli stessi inquirenti avrebbero richiesto una analisi sui computer di Chiara Poggi e di Alberto Stasi, fidanzato della vittima, condannato in via definitiva per l’omicidio.

Finora la narrazione colpevolista ha sostenuto che il movente del delitto – mai peraltro determinato – sarebbe stato costituito da fotografie pornografiche asseritamente celate nel computer di Stasi, che Chiara avrebbe scoperto, ingenerando la violenta reazione del fidanzato.

Nel corso di una recente puntata di Ignoto X, in onda su La7, l’inviato Carmelo Schininà ha rivelato “un’indiscrezione: sembrerebbe, da quanto filtra dalla Procura di Pavia, che questo lavoro che viene svolto sul computer di Stasi, potrebbe essere fatto per raccogliere delle prove a suo favore per un eventuale processo di revisione.” A quanto già emerso da precedenti analisi informatiche, del resto, la mattina del delitto, l’allora fidanzato della vittima risultava impegnato a lavorare alla tesi di laurea.

Una bicicletta misteriosa e dei vestiti in un sacco

La villetta dei Poggi, in cui è avvenuto il delitto, si trova in via Pascoli. In un tratto di campagna dietro la strada, scorre il canale Brielli. Parallela al canale vi è via Toledo, che dista poche centinaia di metri dall’abitazione un tempo occupata della nonna di Andrea Sempio, presso la quale il giovane ha dichiarato di essersi recato il 13 agosto, dopo essere tornato da Vigevano.

Il Fatto quotidiano riferisce che, un mese dopo il delitto, alle spalle della villetta della donna, tra le sterpaglie, i vigili urbani avrebbero rivenuto una bicicletta nera da donna di cui, però, non vi sarebbe traccia agli atti. Sappiamo che, all’epoca delle prime indagini, una vicina dei Poggi, Franca Bermani, aveva riferito di aver visto proprio una bicicletta nera da donna fuori alla villetta del delitto. Si trattava del medesimo veicolo di cui non vi è più traccia? Non è dato saperlo. “Non me l’hanno fatta vedere per un confronto”, aveva dichiarato la donna ai carabinieri.

Altro elemento singolare. Undici giorni dopo l’omicidio, nel tratto del menzionato canale Brielli che va da tra Sairano a Villanova, era stato recuperato un sacchetto con dei vestiti e un paio di scarpe con macchie rosse. Ovvio chiedersi se fossero in correlazione con il delitto. Secondo il Ris di Parma, nei reperti non sarebbero risultate presenti tracce ematiche.

Secondo l’avvocato Massimo Lovati, già difensore di Andrea Sempio, tanto la bicicletta quanto il sacchetto con gli abiti sarebbero da considerarsi elementi atti a depistare le indagini, orientandole verso Alberto Stasi. Il quale, a quanto spesso ribadito dal legale, sarebbe “innocente, ha dichiarato di aver scoperto il cadavere di Chiara Poggi sotto minaccia di morte.”

“Sappiamo benissimo che nel magazzino del papà di Alberto Stasi han trovato una bicicletta nera”, ha proseguito Lovati intervenendo a Mattino 5, “ovviamente l’assassino non poteva averla e ha mistificato la presenza di un’altra bicicletta.” “Non cambio idea di quel che è successo. L’assassino è un sicario assoldato da un’organizzazione criminale che, come un professionista, oltre ad aver effettuato l’azione omicidi aria, ha creato tutti questi depistaggi”, ha concluso.

Opinione legittima, ovviamente, e non priva di una sua plausibilità criminologica. Ci permettiamo però di prospettare un'altra possibilità. Ammesso che la zona retrostante la villetta dei Poggi sia in qualche modo correlata al delitto, il 13 agosto 2007, oltre a essere stata ipoteticamente percorsa dall’assassino in fuga, potrebbe in alternativa aver costituito il punto di osservazione di un possibile testimone di ciò che è avvenuto nei dintorni dopo la morte di Chiara?