Da Margery Allingham non c’è da aspettarsi grandi cose, via. In generale, voglio dire. Un prodotto ben confezionato, una ironia più o meno mordace, un Albert Campion compassato e misurato. Qualche piccolo sussulto in qua e là e talora anche un paio di sbadigli. Non fa eccezione L’ora del becchino, Mondadori 2009.

Campion lo troviamo a pranzo con il capo di Scotland Yard Stanilaus Oates, un tipo “ingobbito e trasandato” con “il volto grigiastro, il naso adunco, i capelli scuri e l’aria perennemente triste e pensierosa”. Anche il nostro non è messo tanto bene: “Alto e allampanato” con i capelli “di un biondo quasi bianco” e gli “occhiali con la montatura di corno “ che lo rendono completamente anonimo. Meno male che almeno veste elegante. Chiamato in casa Palinode da Renee Roper per due morti sospette. Lettere anonime che accusano un medico della morte di Ruth, una della famiglia. In effetti avvelenata con scopolamina.

Altro morto sospetto Edward Palinode (nella sua vita una serie di investimenti sbagliati) e una bara, guarda un po’,  già pronta per lui. Non manca il solito Magersfontein Lugg, informato da suo cognato della morte della sorella, che dà una mano nelle indagini.

E allora per concludere in maniera un po’ anonima come il nostro Campion: una bara che appare e scompare, questione di soldi o meglio di azioni, scopolamina (già detto), acido cianidrico, botte in testa, ancora lettera anonima, inseguimento, banda di rapinatori che in qualche può essere in rapporto con  tutta la vicenda.

Prosa ora vivace, ironica (da manuale la coppia “comica” di Jan Bowels e suo figlio), ora un po’ fiacca e stancante (impressione del sottoscritto, naturalmente).

Il racconto Piede di pollo di Manuela Piemonte, praticamente la storia di un foulard che racconta un mondo di affari sporchi e di violenza. Ben costruito e disegnato. Discreto.

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