Il maestro di scacchi di Massimo Salvatorelli, Piemme 2012.

Il rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca è sempre stato strettissimo. Non per niente molti personaggi famosi, vedi tra gli altri Poirot, sanno giocare a scacchi e tra le due forme di espressione creativa esistono diverse analogie. Spesso la vicenda tra il detective e l’assassino si presenta proprio come una partita del “nobil giuoco” durante la quale ognuno dei due muove i suoi “pezzi” per vincere l’altro. Essendo preso da queste passioni, non appena intravedo sugli scaffali delle librerie qualcosa che le unisce mi ci butto a babbo morto. Come nel presente caso.

Si parte dal 10 aprile 2005 e si finisce il 15 luglio. Numerosi flash back dal 22 marzo 1849 fino al 1902. Siamo a Roma ad un torneo del circolo di scacchi. Il narratore (gli eventi del presente in prima persona e quelli del passato in terza), l’avvocato Massimiliano (Max) Perri, sta giocando contro Chiara, una ragazzina “odiosa” di circa dodici anni, capelli viola, maglietta dark, scarponi, anelli e orecchini vari che lo fa fuori senza troppa fatica. Se la ritrova poi nel proprio studio a chiedere la riapertura del processo a suo padre Enrico Terrani, accusato di omicidio, ora in detenzione domiciliare e amico del padre dello stesso Massimiliano (Ferdinando) con il quale aveva in comune la passione per gli scacchi. Dunque occorre dimostrare la sua innocenza e scoprire chi ha ucciso Ferdinando, perché c’è pure questo dubbio (l’avvocato Perri al momento della sua morte era in America e seppe solo di un infarto mentre lavorava).

Max, aiutato dalla sorella Alessandra, dalla moglie Rita e dal suo praticante Roberto, detto “l’uomo macchina” Al per la capacità incredibile di memorizzare, incomincia la sua indagine personale partendo dalla ricostruzione della storia di Terrani. Che è poi un tipo bizzarro, mette le corna alla moglie Luisa con Marija Kalinina, ragazza russa che sparisce e viene ritrovata morta carbonizzata. Terrani è arrestato per omicidio causa la presenza di alcuni indizi a suo sfavore. Si scopre che aveva avuto uno scontro con la potente famiglia degli Oderisi per certi documenti venuti in suo possesso e, guarda un po’, anche il padre dell’avvocato, Ferdinando, aveva un appuntamento il giorno della sua morte proprio con un Oderisi. Gatta ci cova.

Non la faccio lunga perché la storia risulta nello stesso tempo affascinante e complessa. Quello della numerosa famiglia Oderisi è il filo rosso che lega le vicende ottocentesche alle attuali. Di mezzo una famosa scacchiera e una serie di pubblicazioni scacchistiche  (lasciano dietro di loro una scia di morti ammazzati), la cui “interpretazione” (non ben chiarita) avrebbe permesso di arrivare al “tesoro di Garibaldi” sul quale stava indagando anche Terrani.

Come si capisce da questo breve resoconto trattasi di una vicenda che esige  lettura attenta e meticolosa. Flash back a ripetizione anche all’interno di uno stesso flash back (ce n’è pure uno che riguarda il giorno della morte dell’avvocato) con un continuo alternarsi di presente e passato che mette in continua allerta il povero lettore.

In parte storia vera, in parte inventata, uno squarcio di Risorgimento, passioni scacchistiche, personaggi storici famosi come il Generale e famosi scacchisti come Serafino Dubois, indagini, domande, riflessioni, dubbi e incertezze, atmosfere inquietanti fino all’epilogo. Procedendo nella lettura gli avvenimenti si gonfiano, perdono un po’ di linearità aiutati, però, da una scrittura agile, sicura e nello stesso tempo percorsa da humour leggero con spunto civettuolo su Holmes e Nero Wolfe. Coniugata  l’indagine da giallo classico al presente e l’atmosfera da thriller soprattutto al passato. 

Un buon libro che poteva essere sfrondato a suo vantaggio di un discreto numero di pagine.

Sito dell’autore

www.libridiscacchi.135.it ;;

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