Battuta di caccia di Jussi Adler-Olsen, Marsilio 2012

Era un bel po’ di tempo che non mi beccavo un malloppone nordico. In questo caso proveniente dalla Danimarca. Però Babbo Natale mi ha portato anche questo e me lo sono sciroppato in un paio di sedute sulla tazza del water (non è una offesa. Vedere http://theblogaroundthecorner.it/category/ospiti/letture-al-gabinetto/).

Un caso ormai sepolto del 1987 arriva inaspettato sulla scrivania di Carl MØrk della polizia, sezione Q, di Copenaghen. Le vittime due fratelli, maschio e femmina, picchiati selvaggiamente. Possibili indiziati un gruppo di allievi che frequentavano il loro collegio, tutti figli di papà colpiti dal film “Arancia meccanica” e dalle imprese disgraziate dei loro personaggi. Dopo nove anni confessa l’omicidio il più povero del gruppo che in seguito si ritrova pieno di quattrini (perché?).

La banda dei ricconi, gente malata e perversa che gode delle sofferenze altrui, è pure fissata con la caccia. Una caccia particolare che denota un allucinato status mentale, se il primo animale ad essere ucciso è uno struzzo (nelle loro gabbie altri animali esotici pronti al sacrificio). Indaga Carl, trentacinque anni, lasciato dalla moglie e in analisi dalla psicologa Mona Ibsen di cui è innamorato (ti pareva). Sia la polizia che i delinquenti paperoni sono alla ricerca di Kimmie, la donna del gruppo, che vive ormai da barbona (potrebbe custodire un segreto scottante), quasi sempre ubriaca e a sua volta alla ricerca dei cacciatori per ucciderli. Ostacolato nelle indagini da ordini superiori (i disgraziati maledetti hanno agganci anche in alto), Carl continua imperterrito a seguire l’inchiesta fino alla risoluzione del caso.

La storia è un veloce variare da un personaggio all’altro e di passaggi temporali dal presente al passato e viceversa. Mentre quello di Carl rimane abbastanza vago e poco impresso nella (mia) memoria, colpisce, invece, Kimmie per la sua brutale concretezza (problemi familiari, violenza, bambino perduto), un miscuglio di animalesco e di tenera commozione che vaga in un mondo di poveri emarginati. Ben delineata la banda delinquenziale dei cacciatori presa in blocco e fotografata uno per uno, il lavoro di squadra della polizia con una indagine davvero minuziosa che passa al setaccio ogni più piccolo dettaglio. Finale movimentato in cui si ritrovano faccia a faccia i vari protagonisti della storia. Sarò pure fissato ma cinquanta pagine in meno avrebbero reso più convincente un lavoro che rimane, comunque, nel complesso piuttosto buono.