Chi era Arthur Conan Doyle? Può apparire una domanda scontata, eppure l’enorme successo del suo personaggio più famoso ne ha oscurato la fama e anche il talento. Oggi tutti conoscono le imprese di Sherlock Holmes, ma in pochi possono dire di conoscere davvero colui che ha dato vita all’Investigatore di Baker Street.

Capita che un personaggio di fantasia prenda il sopravvento sul proprio autore. Gli esempi in letteratura di certo non mancano e, se da un lato sono la prova di quanto straordinario sia stato il risultato prodotto dall’ingegno dello scrittore, dall’altro inducono il pubblico a dimenticare il nome di colui che ha dato vita a figure entrate nell’immaginario collettivo.

In questo senso Sherlock Holmes è forse l’esempio più clamoroso, quello che più di tutti rivela quanto tra creatore e creatura possa insorgere una frattura talmente estrema da indurre il primo a desiderare la morte del secondo, salvo poi dover tornare sui propri passi per placare le ire dei lettori.

E proprio dal contrasto (forse solo apparente) tra Doyle e Holmes che prende le mosse il bel saggio di Mattia Spirito, pubblicato nel 2020 dalla Flower-Ed. L’autore, che pure si sofferma ampiamente sulla figura di Sherlock Holmes, vuole soprattutto raccontare un Arthur Conan Doyle diverso e libero dall’ombra ingombrante del proprio personaggio. Lo fa articolando una dissertazione che può essere intesa suddivisa in tre distinte parti. Nella prima analizza la figura dell’investigatore e dei personaggi principali che ne abitano l’universo, soprattutto a vantaggio di chi conosce poco il mondo letterario creato da Conan Doyle.

Nella seconda parte, Spirito considera per sommi capi l’ampia produzione letteraria di Doyle e soprattutto il suo sorprendente coinvolgimento in alcuni casi di cronaca, vere e proprie indagini che lo videro protagonista e attraverso cui dimostrò che l’acume e il talento conferiti a Sherlock Holmes non erano solo la trasposizione letteraria dei talenti del Dr Bell, ma anche qualcosa che apparteneva allo scrittore, tanto da spingere Spirito a individuare proprio in Sherlock Holmes, più che nel Dr Watson, il vero alter ego dello scrittore.

L’ultima parte del saggio è invece dedicata al tema più controverso della vita di Conan Doyle: la vicinanza dello scrittore con il mondo dell’occulto e dello spiritismo, con un’analisi dettagliata della famosa vicenda delle fate di Cottingley. Anche in questo caso emerge la volontà di Spirito di proporre una visione comunque positiva dello scrittore, considerato come una sorta di “indagatore dell’occulto”, meno ingenuo di quanto non si creda e spinto soprattutto dal bisogno di colmare l’enorme vuoto prodotto dalla perdita del figlio. 

Nel complesso un saggio interessante e ben scritto, ricco di citazioni e spunti di riflessione e impreziosito da una serie di fotografie in bianco e nero che contribuiscono a restituire al lettore un’atmosfera in perfetto stile vittoriano. Interessanti, inoltre, la bibliografia delle opere di Conan Doyle e soprattutto la filmografia, utilissima per chi desidera addentrarsi nel vasto mondo delle versioni cinematografiche e televisive di Sherlock Holmes.

Info

Arthur Conan Doyle: Tra l’ombra di Sherlock e la mano dell’occulto, di Mattia Spirito, Flower Edizioni, collana Windy Moors, 106 pagine, brossura, Euro 14,63 (o 7,99 versione epub)