Sherlock Holmes. Nuovi omicidi sotto la lente, il giallo Mondadori Sherlock n. 146 (ottobre 2026, € 7,90), è un’antologia che raccoglie cinque apocrifi di altrettanti autori italiani (in ordine non alfabetico, ma di apparizione): De Lorenzi, Mecenero, Paracchini, Mezzabarba, Pisani, ed è il seguito ideale del giallo Mondadori Sherlock n. 122 (Sherlock Holmes. Omicidi sotto la lente) apparso esattamente due anni prima, nell’ottobre del 2024.
Che cosa accomuna questi racconti, al di là dell’ovvia presenza del noto investigatore londinese? Il titolo suggerisce la lente, intesa come uno dei tipici parafernalia di Sherlock Holmes, ma anche nel senso di strumento atto a ingrandire i dettagli di una storia, ovvero quello che nel linguaggio cinematografico sarebbe lo zoom, il portare in primissimo piano una minuzia, un’operazione che serve a sottolineare un particolare significativo, ma che a volte impedisce di capire che cosa si stia guardando.
A pensarci un momento, la lente o zoom, per un autore di gialli, è uno strumento narrativo di una certa importanza, perché si può usare per sottolineare il passaggio importante di una storia, ma può tornare utile anche per sviare il lettore da un punto cruciale che, ove venisse colto, potrebbe lasciargli intuire in anticipo quale sia la natura dell’inevitabile sorpresa finale.
Sotto questo aspetto, il personaggio di Sherlock Holmes esemplifica molto bene questa esigenza che è peculiare nel genere giallo, soprattutto nel giallo a enigma, non perché l’enigma sia la sola cosa che conta in una “storia del mistero”, come riteneva il celebre S.S. Van Dine (ovvero, Willard Huntington Wright ) creatore di Philo Vance, ma perché nel giallo il tacito accordo con il lettore (quello che in altri generi consiste spesso nella sospensione dell’incredulità) richiede che l’autore si astenga sia dal barare, sia dallo svelare troppo presto le sue carte.
Dicevamo dunque che Sherlock Holmes esemplifica bene questa caratteristica del giallo a enigma, e per i lettori delle storie su Holmes il motivo è piuttosto chiaro, giacché sanno bene che il nostro non è mai prodigo di anticipazioni quando avvia una delle sue indagini o segue una pista, e lo è ancora meno quando è molto vicino alla conclusione. Questo accade anche quando discute i casi col dottor Holmes e sembra volerlo tenere al corrente di tutto: in realtà, dice e non dice.
Ecco allora che i nostri cinque autori non solo ci presentano il personaggio e la sua famosa lente, ma lavorano sui dettagli in modo che non sia facile, per chi legge, rendersi conto se lo zoom, la messa in luce o la sottolineatura siano funzionali alla drammatizzazione della vicenda, o siano un modo per sviare la nostra attenzione da altri dettagli, che per Holmes rappresentano invece degli indizi da seguire.
Potremmo fornire qualche esempio di questo modo di procedere, citando qualche passaggio, ma sarebbe una sorta di sgarbo nei confronti degli autori e anche dei lettori, per i motivi che abbiamo citato. Il lettore dunque dovrà lui stesso (o lei stessa) seguire le storie che sono state raccolte in questa antologia, per cercare di intuire quando Holmes, sotto la regia dell’autore o dell’autrice, sta seguendo uno di quegli indizi che vede solo lui, e quando invece sta portando avanti la vicenda, sia pure con il tipico stile che lo contraddistingue.
Prima di chiudere questa recensione, vogliamo indicare ciò che ci ha colpito in ciascun racconto, giusto per dare al lettore un’idea della composizione complessiva, ma partendo da qualcosa di specifico messo in luce da ciascun autore, insieme ad altri elementi che non citiamo, s’intende.
Roberto Rodolfo De Lorenzi (La morte di Lady Sarah Barnes) ha lavorato sui personaggi in modo particolare, mentre Antonella Mecenero (La vittima del dottore) ha costruito la storia sul legame speciale che unisce Sherlock Holmes e il dottor Watson. Marco Paracchini (Sherlock Holmes e le sculture della morte) ha inserito l’investigazione in un contesto del tutto neutro (una biblioteca, una libreria) che però contiene elementi oscuri e misteriosi, e Giacomo Mezzabarba (Il mistero di Old Manor) usa come sfondo narrativo un’ambientazione gotica decisamente suggestiva.
Infine, Daniele Pisani (come si intuisce dal titolo del suo racconto,Sherlock Holmes e l’assassino di Whitechapel) ha deciso di raccontare una vicenda legata al primo e più famoso serial killer della storia del crimine: il famigerato Jack lo Squartatore, una scelta che non può mancare di fornire un brivido supplementare, legato alla realtà storica degli eventi che vengono richiamati.
Da ultimo, ma non meno importante, l’intervento del consulente editoriale della collana, Luigi Pachì, che ci offre una bella analisi del rapporto esistente tra l’omicidio come evento drammatico e il modo in cui viene trattato da Conan Doyle, nella rubrica finale “Sotto la lente di Sherlock”, in un pezzo intitolato Sherlock Holmes e gli omicidi: Una sinfonia di mistero e deduzione.









