Un colpo di fucile di John Dickson Carr, Mondadori 2011.

Che cosa fareste se vi capitasse di innamorarvi di una dolce fanciulla che ha all’attivo, così si dice, due mariti ed un amante avvelenati senza che voi lo sappiate? Vi prenderebbe certamente un colpo, un po’ come  quello che capita allo scrittore Dick Markham che vuole impalmare Lesley Grant, giovincella bella che sembra avere alle spalle proprio questo macabro destino, scoperta da sir Harvey Gilman, patologo del ministero degli interni. Morti avvelenati, dicevo, in una stanza perfettamente chiusa dall’interno che sennò non ci si diverte, materia prima del nostro Carr e della sua imponente creatura, il criminologo dottor Gideon Fell.

Se a ciò si aggiunge, come incidente, un colpo di fucile scappato involontariamente dalla mano di Leslie a ferire lo stesso Harvey, allora ci sta che qualcosa di oscuro ci sia davvero nella vita della suddetta. Il dubbio diventa ancora più pressante quando il patologo viene trovato ucciso avvelenato nelle medesime circostanze degli altri casi!

A districare la fitta ragnatela degli eventi l’ormai noto Gideon Fell che esce dal retro di una macchina “come un enorme genio da una piccola lampada”, un mantello ed un cappello a larghe tese, un paio di occhiali tenuti da un lungo nastro nero, baffi a bandito, diversi menti che si scontrano fra di loro. Ogni tanto butta fuori una specie di latrato, un gorgoglio dalla gola, tira su dal naso “con un rumore infernale ”, il faccione rosso “come una fornace”, grida “Arconti di Atene!” che fa tremare le vene e i polsi, colpisce il pavimento con il puntale di un bastone, troneggia su un’enorme sedia di legno come su un soglio reale, ha una posa “tribunizia”, esplode di collera con il sovrintendente Hadley. Un vero, potente personaggio!

Non mancano momenti di tensione e di paura sottolineati dal classico temporale con lampi e tuoni al momento giusto, la “luce spettrale fuori dalla finestra”, il cuore che batte a mille, il senso di nausea che prende allo stomaco.

Ricostruzione finale del nostro “pantagruelico” criminologo. E se pure tutto l’ambaradan ci sembra incredibile ed impossibile siamo tutti lì ad ascoltarlo a bocca spalancata, come davanti ad un prestigiatore che tira fuori dal cilindro una sfilza inesauribile di coniglietti bianchi. Stiamo per mandarlo a quel paese ma la scenografia è così perfetta, il suo aspetto così sicuro e professionale, i suoi gesti così ipnotici che non possiamo fare altro che battere le mani.

Sito dell’autore www.libridiscacchi.135.it

________________________

Nero Wolfe non crede agli alibi

Ce ne sono troppi in giro…

Fabio Lotti, 28/03/2012

L’uomo che doveva morire

Con le infermiere Sarah Keate e Mel Standish…

Fabio Lotti, 4/03/2012

L’uomo che uccise Texas Jones

C’è un cappio pronto per qualcuno…

Fabio Lotti, 15/02/2012