Il manoscritto Hearthstone di Daniel D. Victor, Mondadori 2026.
Primavera 1899. Lo scrittore americano Hamlin Garland chiede l’aiuto di Sherlock e Watson per risolvere il mistero della morte di Muriel Laughton Cobb, madre dell’amico scrittore inglese Owen Lester Cobb, avvenuta nella isolata e sinistra dimora di Hearthsthone Hall sul bordo della Ciotola del Diavolo, una profonda gola rocciosa infestata, secondo gli abitanti, da demoni. Addirittura un tempo si credeva che Satana proprio qui “cavasse zolle di terra per scagliarle verso il cielo nella sua guerra contro gli dei”…
Non avendo avuto successo oltre oceano Owen era ritornato a vivere nella dimora di famiglia con la giovane moglie Lucille continuamente umiliato e maltrattato dalla anziana e dispotica madre. Prima della sua “dipartita” erano accaduti degli strani incidenti e la signora era stata trovata nel suo stesso letto, il lume acceso, la finestra socchiusa, il tappeto bagnato di pioggia, lo scrittoio scassinato, la scrivania graffiata, l’anello d’oro scomparso. E poi c’è di mezzo il testamento riscritto dalla morta poche ore prima con il quale lascia tutto al figlio Owen…
Un bel lavoro da svolgere per Sherlock che non si lascia impaurire da maledizioni e leggende soprannaturali ma va alla ricerca di indizi sulle persone concrete che si trovano nella casa come il fratello e la sorella di Owen, la sorella minore di Muriel, il maggiordomo, la cuoca e il guardiacaccia. Troppi sospettati che si accusano fra di loro e tutti membri della stessa famiglia. Qualcuno di questi deve avere agevolato la fine della dispotica…
Come spiega ottimamente il nostro Luigi Pachì nella sua rubrica Sherlock Holmes e i letterati americani “…il romanzo si distingue per la struttura metanarrativa: è infatti presentato come un “manoscritto ritrovato” del dottor Watson. Ed è un racconto dove l’autore “affronta i temi del conflitto tra verità e apparenza, dell’autorità familiare opprimente, della repressione sociale e perfino dell’ambiguo ruolo dell’artista nei confronti del crimine. Al tempo stesso, esalta la ragione e la deduzione scientifica in pieno spirito sherlockiano. ”
All’interno, Il quadro stregato di Giacomo Mezzabarba. Ecco cosa ci dice l’autore: “Il racconto trae ispirazione dal Ritratto di Dorian Gray, ma senza implicazioni sovrannaturali, e non potrebbe essere diversamente per il cartesiano eroe di Conan Doyle. La trama si sviluppa attorno a un quadro misterioso che atterrisce quelli che vedono la sua metamorfosi e che è anche la causa della morte di alcuni personaggi fino a quando l'inquilino di Baker Street risolverà l'arcano.”
Buona lettura.





