Buonvino e l’omicidio dei ragazzi di Walter Veltroni, Marsilio Lucciole 2026.
Dopo Buonvino tra amore e morte e Buonvino e il circo insanguinato mi ributto tra le braccia del Walterone anche perché la Marsilio Lucciole, ripeto, mi piace per il piccolo formato e le giuste pagine senza dovermi incasinare tra le grinfie dei farraginosi mallopponi.
Questa volta tutto parte da un suono, un rumore inquietante che potrebbe essere anche una risata, un pianto o un grido sentito dal nostro commissario al chiosco di Ivano a Villa Borghese. Ma niente, non c’è nessuno in giro, eppure quel suono…
Il giorno seguente, la domenica, viene a sapere che una ragazza giovanissima è stata impiccata all’orologio ad acqua del Pincio! Si scoprirà essere Ludovica Cappelli, diciassette anni, studentessa al liceo artistico Umberto Boccioni di Ponte Milvio, abitante a Centocelle, via degli Abeti 52. Una bella ragazza, capelli neri e ricci, occhi azzurri e profondi, la madre Lidia Di Carlo infermiera con cui ha rapporti duri e difficili, il padre morto nel 2014 quando lei non c’era alimentando un forte senso di colpa.
Buonvino, sposato con la soprintendente Veronica Viganò, non avendo figli si sente in colpa per l’egoismo della sua vita e dunque cercherà l’assassino come se fosse stata uccisa sua figlia attraverso l’apporto della moglie e della squadra. Con una accurata indagine si scoprono diversi elementi che potrebbero essere utili: la madre ha stabilito un nuovo rapporto con un altro uomo; è sparito il cellulare di Ludovica che stava spesso rintanata nella sua camera; aveva Sara come amica del cuore il cui rapporto si è notevolmente raffreddato; c’è stato un cambiamento progressivo notato anche dai suoi insegnanti; frequentava una compagnia di ragazzi più grandi che, si diceva, fumassero spinelli, facessero riti satanici, partecipassero a orge; uno era innamorato di lei; il professore di fotografia Masiero offriva il suo studio ai ragazzi; trovato un diario dell’uccisa con alcune pagine strappate e certi numeri particolari sull’etichetta del suo vestito…
Occorre mettere a fuoco tutti i dettagli e poi ripensare a quella messinscena dell’impiccagione che sembra proprio qualcosa di definito, di preordinato, una scenografia con una morte lenta e atroce. Perché?…
Al di là della trama giallistica quello che emerge dal racconto è il mondo bello e nello stesso tempo terribile dei ragazzi, il mondo dei giovani con le loro ansie e le loro fragilità, il mondo dei social, la loro esposizione “allo sguardo di un pubblico che giudica con violenza e durezza”. Anche questa volta, come nei due precedenti lavori, ampio spazio all’indagine interna sia di Buonvino tutto preso dalla cura dei dettagli che degli altri personaggi sbalzati egregiamente con le loro caratteristiche. Una analisi intima e delicata nel profondo che offre ampio spazio ai vari sentimenti, ai ricordi personali, alla commozione, alla nostalgia, alla rabbia, al dolore e al pianto.
Buona lettura.






