… finché nel 1985 un libraio di Washington riuscì a risolvere l’enigma che si celava dietro il nome di Bachman…
Oggi parliamo di Stephen King e del suo misterioso alter ego. Una lunga introduzione è assolutamente inutile, perché nel mondo non esistono lettori che non conoscano il nome di Stephen King. Il celeberrimo autore statunitense è noto anche fra coloro che non si considerano amanti della lettura, ma che sicuramente conosceranno i titoli delle sue opere più importanti e i relativi adattamenti cinematografici. Tuttavia, forse non tutti sanno che King non si è sempre chiamato così: per un certo periodo di tempo infatti il famoso scrittore ha lasciato il posto a un suo oscuro alter ego, il signor Richard Bachman.
King appartiene a quella ristretta categoria di autori capaci di scrivere libri di successo a un ritmo a dir poco vertiginoso. Fin dagli esordi della sua carriera il suo nome pareva destinato a primeggiare nel mercato editoriale, a ogni nuovo libro la sua fama continuava ad accrescere. Cos’altro potrebbe desiderare uno scrittore?
Penserete che, vista la situazione, King vivesse nella più totale spensieratezza e soddisfazione relativamente alla sua carriera letteraria, ma così non era. Aveva infatti un particolarissimo problema da risolvere. Negli anni ’70 gli editori non erano soliti pubblicare più di un libro all’anno per autore, ma King scriveva così velocemente, da rendere praticamente impossibile applicare tale limite al suo lavoro. Per aggirare l’ostacolo, King propose al suo editore dell’epoca, Signer Books, di permettergli di pubblicare più di un libro all’anno usando uno pseudonimo. Non solo propose un falso nome, ma creò un vero e proprio “scrittore fantasma” con tanto di dettagliata biografia e foto.
Partiamo dalla biografia: nella sezione “about the author” dei libri pubblicati sotto falso nome, King fece scrivere che Bachman era nato a New York e che aveva prestato servizio per anni nella Guardia Costiera, per poi passare alla Marina Mercantile. Dopodiché si era stabilito in un’area rurale del New Hampshire, dove aveva acquistato e cominciato a lavorare in una fattoria, dedicandosi alla scrittura come puro passatempo notturno. L’idea di King era quella di creare una figura letteraria altamente improbabile: non solo un banale “scrittore della domenica”, bensì un contadino che per anni aveva lavorato nella Marina, di cui si poteva addirittura sospettare che disponesse di un livello culturale non particolarmente alto.
A detta dello stesso King, Bachman doveva suscitare dubbi nel potenziale lettore che prendeva fra le mani uno dei suoi libri. Questo perché la creazione dello pseudonimo non doveva servire soltanto ad aumentare la quantità di pubblicazioni di King, ma anche a fornire una risposta a una domanda che da tempo tormentava la mente del grande scrittore: il suo successo letterario era dovuto alla fama che, per pura fortuna, si era legata al suo nome oppure al suo reale talento? Per trovare una soluzione a tale dubbio, King creò di proposito un alter ego che, di primo impatto, non potesse attirare su di sé la simpatia dei lettori. In tal modo, se i libri di Bachman avessero ottenuto successo, allora quella sarebbe stata la prova definitiva del genuino talento di King.
Per non suscitare sospetti, King fece anche pubblicare una foto di Bachman sulla copertina di tutti i suoi libri… Solo che l’uomo rappresentato nella foto non si chiamava affatto Richard Bachman. Il suo nome era Richard Manuel e si trattava di un amico dell’agente di King, un semplice operaio edile del Minnesota. Pare che Manuel avesse accettato di buon grado di prestarsi allo “scherzo” e permettere di utilizzare liberamente la sua foto. Dopo la pubblicazione dei primi libri di Bachman, che si rivelarono un inaspettato successo, alcuni conoscenti di Manuel gli fecero notare l’incredibile somiglianza fra lui e quel nuovo misterioso scrittore.
Della foto di Manuel, alias Bachman, si disse che fosse stata scatta dalla moglie dello scrittore, una certa Claudia Inez Bachman. Altri dettagli della biografia del misterioso autore vennero gradualmente rivelati dall’editore di Bachman, man mano che i fan di quest’ultimo si moltiplicavano.
Venne dichiarato che Bachman avesse un unico figlio maschio, morto in un tragico incidente all’età di sei anni (il che, per gli intenditori delle trame di King, pare un evidente richiamo ad alcuni dei suoi romanzi). Nel 1982 venne diagnosticato al povero Bachman un tumore al cervello, rimosso con un complicato intervento di chirurgia.
Il primo romanzo di Bachman, Ossessione (titolo originale: Rage), venne pubblicato nel 1977 e andò presto incontro a un sinistro destino, tanto da spingere King a pentirsi di averlo scritto. La trama della storia è la seguente: Charlie Decker, liceale ribelle e incompreso, spinto da una rabbia profonda che lo ossessiona in ogni momento della sua giornata, uccide due insegnati e tiene in ostaggio la sua intera classe, minacciando i compagni con una pistola. Durante le ore di prigionia, gli studenti vengono costretti a confrontarsi fra di loro e rivelare i propri segreti in una sorta di grottesca sessione di psicanalisi di gruppo.
Purtroppo, pochi anni dopo la pubblicazione del romanzo, l’opinione pubblica americana fu scossa da alcuni terribili fatti di cronaca legati a reali massacri avvenuti in diverse scuole del paese. In due casi in particolare, si diffuse il sospetto che i colpevoli dei massacri avessero preso spunto proprio da Ossessione. Per tale motivo, Bachman/King chiese al suo editore di lasciar andare il libro fuori stampa e tuttora afferma che sia un bene che Ossessione non sia più disponibile per il pubblico.
I successivi romanzi di Bachman incontrarono per fortuna un destino migliore e sono tuttora acquistabili. Alcuni lettori, tuttavia, cominciarono a insospettirsi per l’immediato e incredibile successo ottenuto da un autore completamente sconosciuto come Bachman. Qualcuno addirittura cominciò a inviargli lettere offensive, accusandolo di copiare lo stile del più famoso Stephen King.
Non ci volle molto tempo perché i lettori più fedeli di King iniziassero a notare curiose somiglianze nel modo di scrivere dei due autori. Nonostante ciò, King e il suo editore continuarono a mentire spudoratamente all’opinione pubblica, sostenendo che i due scrittori fossero due persone completamente diverse. Addirittura in un’intervista King dichiarò di aver incontrato il signor Bachman lo descrisse come un contadino asociale e un po’ sempliciotto, che odiava la pubblicità e i giornalisti.
Purtroppo o per fortuna, tutto l’impegno di King per tentare di proteggere la vera identità del suo alter ego venne vanificato dal lavoro di ricerca di Steve Brown, uno zelante libraio di Washington e appassionato lettore dei romanzi del Re del terrore. Brown non solo notò che lo stile dei due scrittori era assolutamente identico, ma nel 1985 riuscì addirittura a procurarsi un documento ufficiale in cui King veniva nominato come l’autore di uno dei libri di Bachman.
Brown mise King al corrente delle sue scoperte e l’autore accettò infine di rivelare al pubblico la verità. Nonostante ciò pubblicò altri due libri sotto pseudonimo, dichiarando di aver rinvenuto alcuni romanzi lasciati dal defunto signor Bachman. Di quest’ultimo venne ironicamente scritto sul retro delle copertine dei suoi romanzi: morto all’improvviso nel 1985 di “cancro dello pseudonimo, una rara forma di schizonomia”.
La “relazione” fra King e Bachman comunque sopravvisse alla fittizia morte di quest’ultimo, tanto da essere ripresa con diversi accenni in numerose opere de Re del terrore. In particolare, la breve vita dell’alter ego Bachman costituì la fonte d’ispirazione per il romanzo del 1989 La metà oscura (in inglese: The Dark Half), in cui un autore inscena il finto funerale del suo alter ego, ossia dello pseudonimo con cui era solito scrivere libri dalle trame particolarmente violente. La storia prende una piega inaspettata nel momento in cui il violento alter ego prende vita nel mondo reale e torna per vendicarsi, dando la caccia a chiunque sia in qualche modo coinvolto nella sua scomparsa.











