Conan Doyle
Conan Doyle

Arthur Conan Doyle è noto per essere il creatore di Sherlock Holmes, ma ha scritto molti altri romanzi e racconti di carattere storico, fantastico, orrorifico, alcuni dei quali gli avrebbero comunque garantito un posto in prima fila nei suddetti generi. Eppure non volle mai “contaminare” il Canone con elementi fantastici: nel racconto “Il vampiro del Sussex”, titolo che sembra promettere un'incursione nel soprannaturale, Holmes e Watson escludono recisamente l'esistenza di queste creature:

“Sciocchezze, Watson, sciocchezze! Che cosa c'entriamo noi con cadaveri che camminano, i quali possono essere tenuti fermi nella tomba soltanto mediante i pali appuntiti conficcati di traverso nel cuore? È una pazzia bella e buona.[1]

 

Edgar Allan Poe
Edgar Allan Poe

In altre parole, il mystery è mystery, l'horror è horror, i due generi devono procedere rigorosamente separati e l'autore a seconda delle inclinazioni del momento passa dall'uno all'altro senza mescolarli. Conan Doyle si attenne a questa prassi, inaugurata da Edgar Allan Poe, e così hanno fatto dopo di lui altri scrittrici e scrittori che si sono cimentati in diversi campi. Chi indaga sui misfatti commessi da persone in carne e ossa non ha nulla da spartire con chi studia manifestazioni ultraterrene per respingere dal nostro mondo spettri, mostri e anime tormentate.[2]

Ma un conto è non mescolarsi, un altro è ignorarsi; da qui una domanda: c'è qualche legame fra  i più famosi “investigatori dell'occulto” e i due inquilini del 221/B di Baker Street?

1)    Il precursore: dottor Martin Hesselius

Il dottor Hesselius precede la nostra amata coppia: il suo creatore, l'irlandese Joseph Sheridan Le Fanu, morì nel 1873, quattordici anni prima della pubblicazione di “Uno studio in rosso”. E forse qualche influenza sulla creazione di Sherlock Holmes è possibile individuarla.

Sheridan Le Fanu, autore prolifico di storie di fantasmi, molte delle quali derivate dall'immenso serbatoio di leggende dell'Irlanda, nell'ultimo periodo della sua produzione diede vita alla figura del dottor Martin Hesselius, anziano medico tedesco che nel tempo ha raccolto, oltre ai casi clinici di cui si è occupato in prima persona, episodi accaduti anche molti anni prima interessanti per i suoi studi e per le sue monografie. Guarda caso, ha come segretario un altro medico, non più attivo in seguito a una ferita provocata da un bisturi infetto, che mette in ordine lo smisurato archivio del suo mentore e pubblica sotto forma di racconto o di romanzo le storie più singolari: vi ricorda qualcuno? Vediamo in azione il dottor Hesselius in un solo racconto, “Il tè verde”[3], dove, dopo una breve conversazione con un suo futuro paziente, ne parla con la persona che glielo aveva presentato:

… potrei aggiungere due o tre cose al suo riguardo – dissi.

-      Davvero!

-      Sì, tanto per cominciare, non è sposato.

-      Sì, è vero… Continuate.

-      Scrive, o meglio scriveva, ma saranno due o tre anni che il lavoro non va avanti. Doveva trattarsi di un libro di argomento alquanto astratto. Teologia, direi.

-      Ecco, stava scrivendo un libro, come avete detto; però non saprei dire di che si trattava, niente comunque che mi stesse a cuore. È più probabile che abbiate ragione voi e, che abbia smesso, questo è certo.

-      E sebbene qui stasera abbia bevuto solo un poco di caffè, gli piace, o almeno gli piaceva eccessivamente il tè.

-      Sì, è verissimo.

-      Beveva tè verde, dico bene, e in grande quantità? – insistetti.

-      Ma sapete che è proprio strano! Il tè verde ha finito quasi per essere motivo di litigio fra di noi.

 

Il dialogo prosegue su questo tono fino a che, stupita, la sua interlocutrice esclama: “Ma voi siete proprio un mago, dottor Hesselius!”. Devo ripetermi: vi ricorda qualcuno?

Naturalmente il dottor Hesselius non è un detective ma un medico, seguace della medicina metafisica di Swedenborg, e non spiega come è giunto a individuare quegli specifici particolari della vita del suo paziente, inoltre affronta incursioni dal mondo soprannaturale, non da quello criminale; tuttavia non si può escludere che Conan Doyle, oltre a prendere come riferimento per la sua più famosa creatura un medico, il dottor Joseph Bell, non si sia più o meno inconsciamente ricordato del dottor Hesselius, le cui storie deve sicuramente aver divorato in gioventù.

Un'ultima curiosità: il dottor Hesselius figura, ma solo all'inizio e come strumento per introdurre quanto in seguito riportato, nel romanzo “La locanda del Drago Volante”[4], che in maniera speculare al sopra citato “Il vampiro del Sussex” si presenta come storia soprannaturale per rivelarsi alla fine come un giallo vero e proprio: sarebbe stata la perfetta occasione per mettere al servizio della giustizia le sue capacità deduttive e la sua conoscenza in materia di droghe! Purtroppo una lunga fase di depressione e la malattia che lo portò alla morte ancora nel pieno della maturità non consentì a Sheridan Le Fanu di continuare a elaborare questo interessante personaggio.

2)    Il ghostbuster positivista Thomas Carnacki

William Hope Hodgson, caduto quarantenne nel 1918 sul fronte occidentale, ha scritto molte delle storie più avvincenti ambientandole in mare: pirati fantasma, navi maledette, naufragi in isole demoniache. Ma i nove racconti del ciclo di Carnacki,[5] tutti appartenenti al filone della “casa infestata” (con l'eccezione di una nave, a riprova dello stretto legame tra l'Autore e il mare) si caratterizzano per una singolarità: il cacciatore di fantasmi, coevo di Sherlock Holmes e abitante come lui a Londra, mescola disinvoltamente gli strumenti tipici degli occultisti con quelli più moderni della sua era, come macchine fotografiche e microfoni, traendone talvolta sconcertanti ibridi, come i “pentacoli elettrici”.

Thomas Carnacki non ha assistenti, ma racconta i propri “casi” a quattro amici, uno dei quali – Dodgson, sempre lo stesso – li mette su carta, facendo le funzioni di Watson.

Carnacki si occupa di manifestazioni soprannaturali ma non ignora l'esistenza dei mistificatori e quindi porta sempre con sé una pistola; talvolta, infatti, ha a che fare con creature di questo mondo, camuffate per loschi scopi da entità aliene: a seconda delle circostanze, un po' Hesselius e un po' Holmes.

Altro punto in comune tra i due personaggi: i casi in cui è stato coinvolto sono più di quelli che ha raccontato, ma “il mondo non è ancora pronto ad apprendere” la storia dei Tre Vassoi di Paglia, l'affare del Giardino Silenzioso e gli Esperimenti del Dito Giallo, citati nei nove racconti pubblicati: proprio come il caso della “Matilda Briggs” e del topo gigante di Sumatra!

Fra tutti i più noti cacciatori di fantasmi Carnacki, unico “non medico”, si è confrontato con Holmes, apparendo come suo collega/concorrente nel racconto apocrifo holmesiano “Il Grimorio di Grantchester”, di Chico Kidd e Rick Kennet[6]; anche l'eclettico scrittore texano Joe R. Lansdale ha creato un'investigatrice dell'occulto, Dana Roberts[7], che si muove al giorno d'oggi utilizzando come Carnacki sia i consueti “attrezzi del mestiere” degli stregoni medioevali che i più raffinati prodotti tecnologici odierni, quali laser e videocamere.

3)    Abraham Van Helsing, cacciatore di vampiri

Diversamente dagli altri “colleghi” il medico olandese compare una volta sola, in veste di antagonista del più famoso vampiro di tutti i tempi, ma non c'è dubbio che si tratta della figura meglio riuscita e interessante.

Attenzione ai tempi: Bram Stoker pubblica “Dracula” nel 1897, tre anni dopo l'uscita del racconto nel quale Conan Doyle, irritato dall'eccessivo (a parer suo) successo di Sherlock Holmes lo “uccide” scatenando una vera rivolta fra i suoi lettori; è quindi inevitabile che nella figura del professor Abraham Van Helsing, medico e filosofo, si ritrovi qualche traccia del famoso, non ancora “resuscitato”, consulente investigativo.

Nella sua caccia al vampiro Van Helsing non ha un solo collaboratore, ma un'intera squadra[8] della quale è l'indiscusso leader, per la conoscenza della materia ma soprattutto per carisma; uno dei componenti, il dottor Seward suo allievo, lo descrive come uno scienziato dalla mente aperta, nervi d'acciaio, carattere di ghiaccio, volontà indomabile: un “superuomo”, come Holmes. Dopo aver individuato nel Conte Dracula il “genio del male” il medico olandese lo cerca e lo scova a Londra, quindi lo incalza senza tregua fin dentro il suo castello in Transilvania, dove avviene la definitiva resa dei conti. In un certo senso si ripropone il duello Holmes – Moriarty, con la variante che sono i buoni a inseguire il cattivo.

4)    Gli altri “dottori dell'occulto”

Algernon Blackwood
Algernon Blackwood

Restano altri due investigatori del soprannaturale noti ai lettori italiani: il dottor John Silence, uscito nel 1908 dalla penna del britannico Algernon Blackwood, e il dottor Jules de Grandin, creato dallo statunitense Seabury Quinn nel periodo tra le due guerre mondiali.

John Silence non ha nulla in comune con Sherlock Holmes, anzi ne rappresenta l'esatto opposto: mentre il secondo confida nella realtà dei fatti per elaborare le proprie tesi, il primo si addentra nella psiche dei propri clienti per risolvere i problemi che li opprimono o si affida alle sue vaste conoscenze e capacità medianiche per individuare e neutralizzare i fenomeni di origine non umana. E per creare l'opposto di un modello… occorre averlo studiato bene!

Seabury Quinn
Seabury Quinn

Infatti, con la sua avversione per la violenza e le armi da fuoco, pare quasi che Silence abbia voluto fortemente rimarcare l'impossibilità di affrontare il soprannaturale con gli stessi metodi e attrezzi materiali indispensabili per la lotta al crimine.

Il “piccolo neurochirurgo francese” Jules de Grandin, che agisce nell'America dei ruggenti anni '20 e in quelli immediatamente successivi sembra più una parodia di Hercule Poirot, con frequenti e vivaci esclamazioni nella lingua d'oltralpe e un dichiarato amore per il buon cibo, i buoni liquori e i buoni sigari. Ha però accanto a sé un altro medico, il dottor Trowbridge, perfetta controfigura del dottor Watson: altrettanto fidato e coraggioso, ma anche altrettanto lento nel notare i segnali dell'intervento di entità non umane e nel seguire i brillanti ragionamenti del suo amico. E ogni tanto nelle innumerevoli storie – più di novanta – che li vedono protagonisti compare un poliziotto, il sergente Costello, che si troverebbe a proprio agio con Gregson e Lestrade. Quindi, se non si può parlare di parentela stretta, anche in questo caso il modello, o meglio i modelli, di partenza sono quelli dei nostri due eroi.

Concludendo, è plausibile che Hesselius abbia ispirato Holmes; è molto più probabile che Holmes sia stato un riferimento per gli altri investigatori del soprannaturale.