Sherlock Holmes – Le chiavi della morte di Gretchen Altabef, Mondadori 2026.

Siamo nella Londra del 1880. Tutto parte dall’uccisione del marito James della signora Hudson, musicista e membro della comunità ebraica londinese, ucciso con un colpo di pistola al petto e ritrovato nei locali dell’usuraio Dreyfus. Ad aiutarla in questo momento così doloroso e tragico, tra l’altro l’ispettore Lestrade è convinto che il consorte sia stato legato a certe attività illegali, abbiamo proprio il giovane Sherlock Holmes che prenderà in affitto le camere libere della sua casa al 221B di Baker Street e si offrirà di indagare sull’omicidio.

Dal diario della signora Hudson e dalle memorie del dottor Watson uscirà fuori il ritratto di Sherlock Holmes che già conosciamo con le sue particolari caratteristiche investigative, la passione per il violino, la collezione delle pipe e altri noti particolari. Il suo lavoro non sarà per niente facile, anche se aiutato da Watson ritornato dal fronte dell’Afghanistan per riprendersi dalle ferite riportate in battaglia, dovendo vedersela con minacce (vedi il fantoccio in fiamme nel giardino), aggressioni(il dottore rischia di essere travolto da una carrozza), una esplosione nella sua camera da letto e perfino con il rapimento della stessa signora Hudson! 

Vicenda brividosa e complessa, legata addirittura alla sparizione della collana della Regina al Museo del Louvre, dove non mancheranno certi personaggi particolari come il noto Arsenio Lupin e il principe di Galles dentro un periodo di vita fomentato dai feniani e dai nichilisti. Ma Sherlock non demorde seguendo la pista di un precedente inquilino della signora Hudson, cerca spunti nell’orchestra dell’Imperial Theatre come secondo violino con lo pseudonimo di KeevanSigerson dove James suonava con il corno francese e, sempre con lo stesso scopo, si dà pure alla boxe, altra attività seguita dall’ucciso. 

Il tutto fino al classico scontro finale…

Per Sotto la lente di Sherlock del nostro Luigi Pachì abbiamo La rilettura di uno Holmes umano e multiculturale mettendo in evidenza la figura simbolica del nostro Detective entrato ormai “a far parte dell’immaginario collettivo come Ulisse per l’astuzia, Don Chisciotte per l’idealismo o Faust per la conoscenza proibita.” Inoltre ci offre spunti preziosi di riflessione sul lavoro della Gretchen ambientato entro eventi storici reali del tempo.

Buona lettura.