Già, Sherlock Holmes era piuttosto restio alle novità tecnologiche (vedi telefono) ma fece un eccezione per la musica: “Questi moderni grammofoni sono un’invenzione rimarchevole” disse in MAZA. In effetti se ne servì per ingannare un acerrimo nemico, il conte Sylvius:  entrò in camera sua, accese il grammofono con un disco di un assolo di violino (“la Barcarola” di Offenbach, dal “Conte di Hoffman”), uscì da una seconda porta nascondendosi tra le tende, mentre quello, sentendo la musica, pensò che Holmes fosse in camera a suonare.

Esistevano strumenti più vecchi, il fonografo e il grafofono, entrambi a cilindro e non a disco, ma che nel caso in questione si sia trattato di un grammofono e non di un apparato “a cilindro” è dimostrato dalla lunghezza della conversazione riportata da Watson tra Sylvius e il suo complice durante l’attesa: è stato calcolato che richiedesse almeno 3 minuti e mezzo, mentre i cilindri disponibili all’epoca non superavano i due minuti (solo successivamente entrarono in commercio cilindri che duravano più a lungo), mentre i dischi potevano durare fino a 12 minuti. Tuttavia questo crea un’ulteriore complicazione, legata al tipo di pezzo suonato. Infatti, non esistevano sul mercato esecuzioni per violino solo della Barcarola: addirittura quell’opera, già popolare in Francia dalla prima del 1881, non venne rappresentata in Inghilterra fino al 17 aprile 1907, quando Holmes si era già ritirato. Dunque Holmes doveva aver inciso personalmente il pezzo, su spartito arrivatogli da Parigi. Era possibile incidere per conto proprio i cilindri, ma non i dischi, e quindi Holmes doveva averlo inciso in uno studio di registrazione, in previsione che la cosa gli sarebbe tornata utile prima o poi. Tuttavia i metodi di registrazione in uso, finché non furono in uso quelli azionati elettricamente, non registravano bene il violino: si usavano violini modificati, il cui timbro però era assai diverso da quello del violino normale. Il prototipo dei sistemi di registrazione elettrici fu registrato dal danese Poulsen nel 1898: probabilmente Holmes doveva essere in contatto con lui ed avere un suo meccanismo.

Il fatto che Holmes avesse studiato a priori il trucco, e ci avesse speso un bel po’ di denaro, può giustificare la circostanza che questa è l’unica volta in cui si parla di una seconda porta della stanza da letto di Holmes, che doveva essere dissimulata dalle tende. Può darsi che il piano abbia previsto anche l’apertura di una seconda porta che non c’era prima.

Ma come poté il conte Sylvius essere tratto in inganno dal rumore, assai frusciante e poco pulito, di un disco del materiale dell’epoca? Forse fu indotto in errore dal traffico di Baker Street. Non manca chi propone che Holmes abbia inciso su un materiale simile al “moderno” vinile. Dobbiamo ricordare le sue capacità di chimico e il periodo, alla fine del Grande Iato, in cui  trascorse “alcuni mesi in ricerche su derivati del catrame di carbone, condotte in un laboratorio di Montpellier” (EMPT).  

 

Per conoscere tutti i dettagli del canone e tutte le voci relative ai particoli di Sherlock Holmes ricordiamo il volume enciclopedico Il Diciottesimo Scalino da cui è tratta anche questa voce.