Joe Santangelo (Bari, 1969) vive a Roma, si occupa di marketing in una multinazionale e scrive storie noir per vocazione. Non perchè sia di moda, ma perchè l'atmosfera morale e ambientale, l'apertura alla contaminazione di questo non-genere gli consente di esprimere al meglio le contraddizioni di una generazione che vive alla giornata senza regole e senza meta.

Con Rockiller (Giugno 2005), thriller di esordio che è stato accolto con grande interesse dalla critica durante la scorsa edizione del Courmayeur Noir Festival, Joe Santangelo ha scoperto che la scrittura può essere un'"arma non violenta" da puntare contro la vuota civiltà dell'immagine e le logiche distorte della società di mercato. E di poter esorcizzare i demoni del nostro tempo, scrivendo.

In Verba Manent l'autore muove dalla considerazione che le parole lasciano il segno. Anche e tanto più se aleatorie, possono pesare come macigni e schiacciare la dignità dell'individuo.

Ogni giorno un'onda narcotizzante di suggestioni politiche e messaggi commerciali ci appiattisce il cervello, investe le coscienze inducendo stati di allucinazione collettiva.

Dalla televisione ci arrivano comandi brevi e iterati da caserma, che ricorrono a stereotipi mentali e acronimi. Parole ridotte all?osso e potenziate da espedienti retorici e gesti mitici che ci illudono di partecipare alla definizione di un qualcosa che dietro è già stato deciso e preconfezionato.

La realtà codificata e trasmessa da queste parole e da queste immagini ci appare più vera della vita stessa. Alla fine tutti, vincitori e vinti, parlano la stessa lingua.

L'individuo viene ucciso dalle parole.

Ci sembra quasi di scegliere, di vivere profondamente e provare forti emozioni di fronte alle cronache sulle bombe che piovono sulle città del Medio Oriente.

La molteplicità delle informazioni indistinte e generiche che ci arrivano e la reiterazione delle immagini rendono quelle bombe innocue, le fanno sembrare bagliori che rischiarano la notte, fuochi pirotecnici in uno spazio non spazio, un tempo non tempo lontano dalle nostre case e dalle nostre famiglie.

Un luogo e un tempo virtuali che esistono solo nel tubo catodico.

In definitiva la ripetizione e l'affabulazione annullano la verità, la cancellano. E l'indomani l'immagine del corpo di un bimbo paralizzato dal rigor mortis in una smorfia grottesca ci scivola addosso.

Perchè è L'ICONA DEL NON ESSERE.

E' il bozzolo vuoto della verita' annientata dal virtuale, dalla rappresentazione indistinta che ogni giorno va in onda sui nostri occhi.

Le parole rimangono e possono modificare la coscienza, anche quando non sono scritte. Il suono del non-detto che si cela dietro le parole, arriva all'inconscio e trasmette significati che, una volta tradotti in azione, diventano fatti e cose.

Il suono delle parole è potere. E' la magia per eccellenza: un rito magico che crea e uccide; che può risvegliare anche le pietre.

In Verba Manent, Joe Santangelo ispirandosi a personaggi e fatti reali, alla storia dei nostri tempi e al conflitto contro l'Iraq, lancia una sfida ai poteri occulti che vogliono separare l'uomo e il cittadino dalla vita reale e dalla verità stessa.

Una sfida che ridona voce alle statue parlanti di Roma e le rende protagoniste di un vigoroso j'accuse contro una generazione di uomini e donne che pensano, irresponsabilmente, di poter tramandare questo presente, così com'è, ai propri figli.

Le statue sono dunque il simbolo della coscienza critica imbavagliata da una retorica del megafono che cerca continuamente di imbonire le menti con parole vuote e convogliare le emozioni negative contro un nemico comune e astratto.

Quel nemico eterno che ognuno cerca di inviduare fuori da se stesso, per non rischiare il collasso del proprio piccolo mondo di compromessi e velleità.

Nella loro immobilità, che è sinonimo di universale, le statue fanno appello alle regole non scritte, superiori e immortali della legge morale e si ergono a difesa di un'Antigone che non si arrende alla pena di morte prescritta dal diritto positivo del suo tempo, ma sceglie di provare ad annientare il vero male.

Con VERBA MANENT la casa editrice Chinaski inaugura inoltre la sezione RomaNera della già esistente collana Giallo e Nero, destinata a raccogliere storie forti di ambientazione romana accomunati dal progetto di mettere a nudo le logiche che cristallizzano le nostre vite in una routine meccanica più reale della verità stessa.

Le vie storiche e i monumenti della capitale, da oziosi spettatori di uno sfrenato consumismo, ritornano al centro della relazione dialettica tra un passato leggendario e un futuro da costruire con consapevolezza.

La conferenza stampa+presentazione di questo thriller edito da Chinaski Team avverrà a Roma il 16 Dicembre alle 18.00, presso Caffè Letterario, in Via Ostiense 83 - 95.