SM - Una domanda classica per farla meglio conoscere ai nostri lettori: può dirci “chi è”  Arnaud Delalande. Dove è nato, studi fatti, dove vive, cosa fa oltre che scrivere?

 

R – Ho 35 anni, ho fatto degli studi di lettere, storia e scienze politiche a Parigi dove vivo, quindi possiamo dire che la mia è stata una formazione letteraria classica alla quale si è sovrapposta una forte passione per il cinema.

Terminati gli studi ho lavorato per una decina d’anni in una scuola per il cinema; si tratta di un tipo particolare di scuola alla quale accedono registi ed altri professionisti del campo. Poi ho avuto dei contratti successivi prima a tempo pieno e poi parziale;  diciamo che questi contratti hanno seguito un poco lo sviluppo di questa mia attività letteraria di romanziere. A 26 anni ho avuto la fortuna di pubblicare per la prima volta per la “Editions Grasset” e poi ho sempre continuato a scrivere perchè, per me,  è diventata una esigenza vitale, una fase importante della mia vita.

Tra un paio di mesi diventerò papà e la mia compagna è una giornalista.

SM - Quali sono state le sue letture giovanili, quelle che hanno avuto una certa importanza nella sua formazione?

 

R -  Direi il romanzo classico francese, sopratutto quello del XIX° secolo con Stendhal, Flaubert e Balzac; sono state queste le mie prime letture:  quelle fatte anche sui banchi di scuola quello che potrei definire il primo contatto con la letteratura, quelle che hanno rappresentato la vera scoperta e che hanno poi spronato lo sviluppo di questa passione per i libri.

Poi ci sono stati i romanzi di cappa e spada e d’avventura della tradizione francese come quelli ad esempio che si trovavano sui feuilletton del 19° secolo, quelli che uscivano a puntate settimanali e che la gente attendeva con ansia per vedere se ci sarebbero stati dei nuovi colpi di scena e che sviluppo avrebbe preso la storia. Direi quindi il classico romanzo popolare. Poi una scoperta più recente sono invece quegli autori attuali che hanno in qualche modo creato la mia passione per la scrittura, sto parlando dell’italiano Umberto Eco, e di altri francesi.

SM - Quale è stato il percorso che ha affrontato prima di veder pubblicato un suo romanzo (o comunque un suo lavoro)? Ha ricevuto molti rifiuti?

 

R – Terminati gli studi, quando ho cominciato a cercare lavoro, ho lavorato per un mese per un signore che era il responsabile di un ufficio stampa nel cinema. Io sapevo che lui era abituato a leggere le sceneggiature e che quindi aveva esperienza in questo senso e gli ho proposto di leggere le mie prime 80 pagine di un romanzo, che però non andava oltre quelle 80 pagine. Era soltanto per sapere cosa ne pensava affinché mi desse  qualche eventuale consiglio per una rielaborazione di quelle pagine; dunque non avevo nessuna speranza oltre a questo.

Questo signore dopo averle lette mi disse che le erano piaciute e che mi avrebbe messo in contatto con una casa editrice. Ho avuto la fortuna di incontrare in prima battuta  una grande donna dell’editoria francese e al nostro primo incontro lei mi disse che il testo era interessante ma che da quelle poche pagine non si capiva bene in che direzione stessi  andando.  Quindi sarei dovuto tornare con il libro finito, cosa che è successa l’anno successivo e una volta consegnato il libro finito, tre giorni dopo la signora mi ha richiamato per dirmi che avrebbero pubblicato il libro. Non le dico quale gioia.  Comunque dopo la prima pubblicazione la grande difficoltà è  di continuare a scrivere.

SM - Allora possiamo dire che lei è bravo ed anche fortunato

R – Si è vero ho avuto fortuna, io ce l’ho messa tutta per aiutare questa fortuna però è vero che c’è stato 

SM - Nel prepararsi a scrivere un suo romanzo, quanto tempo dedica per informarsi sugli argomenti, sui luoghi, sulla storia della città (in questo caso Venezia).

 

R – Per scrivere “La trappola di Dante” c’e’ stato tutto un lavoro di ricerca legato ad un gusto personale ma fino a quando non ho deciso di scriverlo non avevo conoscenza precedenti approfondite.

Sono stato è vero a Venezia e questa visita mi ha provocato un vero e proprio shock estetico e lasciando questa città per tornare in Francia ero sicuro che un giorno o l’altro avrei scritto qualcosa su Venezia, anche se sapevo che numerosi scrittori si erano già cimentati sull’argomento “Venezia”.

Tornato in Francia con questo ricordo ho cominciato a fare tutto un lavoro di documentazione sul profilo storico della città, sul suo passato, sulle istituzioni,  con un prevalente interesse verso il 18° secolo, che è forse l’epoca più affascinante di questa città, perchè è proprio il momento in cui Venezia comincia a diventare fragile, a vedere il proprio impero in decadenza e benché sia ancora forte e famosa in campo  internazionale (commerci, il carnevale ecc.) però su di lei incombe la minaccia della decadenza e anche il fantasma della sua scomparsa, dunque il contrasto che si creava  in quel momento era molto adatto ad un racconto.

SM – Come affronta abitualmente la scrittura? Ha tempi, momenti, luoghi in cui preferisce scrivere? Ha un metodo di lavoro particolare?

R – Non ho delle ore particolari durante le quali scrivo, è vero che alcuni scrittori effettivamente tengono un ritmo regolare e cercano di scrivere sempre un certo numero di pagine al giorno. Io non ho una regolarità ne quotidiana ne settimanale, certo però che ci penso in continuazione ma non scrivo in continuazione e quando scrivo, uso il computer e in più ho sempre in tasca un block-notes dove mi annoto le idee che mi vengono: magari dei pezzettini di conversazione o di dialoghi e poi faccio dei piani, dei progetti in continuazione.

Scrivo questi progetti in maniera anche un pochino confusa, scrivo degli elenchi, penso spesso alla storia che voglio scrivere, però comincio a scrivere quando sento che la storia  è diventata matura. A questo punto tento di scrivere secondo la scaletta che mi sono prefissato, senza saltare di palo in frasca, quindi seguo l’ordine del mio piano.

Quando mi accorgo che qualche passaggio non mi riesce,  allora passo ad una sequenza che mi è molto chiara e che conosce bene,  poi tento di chiudere i buchi che si sono eventualmente creati. Cerco sempre di avere una struttura chiara in mente con un inizio ed una fine, però devo dire che ogni volta dipende un pochino anche dal libro se ci sono delle variazioni rispetto alla  struttura iniziale.

SM – Quanti romanzi ha sino ad ora pubblicato e su quali argomenti? Sempre thriller?

R – Fino ad ora ne ho scritti e pubblicati cinque, l’ultimo in ordine di apparizione è uscito in Francia nel mese di febbraio e probabilmente sarà pubblicato in Italia nel 2008. La maggior parte dei miei romanzi sono dei thriller storici oppure dei thriller ambientati nei tempi d’oggi ma con degli elementi storici. Tento sempre comunque di cambiare epoca e fino ad ora ho considerato il 18° secolo il 19° ed il 21°.

Attualmente sono alle prese con il seguito de “La trappola di Dante”. Questo romanzo è ambientato a Versaille al momento della morte di Luigi XV, all’inizio del regno di Maria Antonietta.  In più sto scrivendo un romanzo ambientato ai giorni nostri e che tratta di problemi umanitari.

SM – Se è un seguito alla romanzo La trappola di Dante allora ritroveremo quel simpatico avventuriero di Pietro Viravolta?

R – Si ci sarà sempre Pietro Viravolta e  senza svelare la trama le dirò tuttavia che in questo romanzo Viravolta tenterà di salvare la monarchia francese ed entrerà a far parte dei servizi segreti di sua maestà

SM – E quale sarà il titolo?

 

R – Per il momento c’è solo un titolo provvisorio, che potrebbe cambiare nella stesura definitiva. Per il momento oscilla tra “Il sangue dei Re”     e “Il tempo dei Re”. Ma ripeto alla fine il titolo potrebbe essere un altro.

SM – Ne “La trappola di Dante”, per la teoria del complotto abbastanza complesso ed articolato ha avuto qualche fonte di ispirazione particolare?

R – Per quanto riguarda il complotto in sè, direi di no. Non ho attinto ad alcuna fonte particolare anche perchè  è un complotto inventato. Invece per quanto concerne i problemi sollevati da questo complotto che sono legati agli equilibri istituzionali di allora ed alle preoccupazioni delle corporazioni e del regime,  bene,  per questo invece effettivamente ho fatto ricorso a documenti storici;  però come le dicevo prima il complotto è soltanto un pretesto per la trama, è un gioco per inserire tutti i vari gironi danteschi. Mi sono molto divertito a fingere questa cosa e inserirla nella mia storia ed è una strizzatina d’occhio, un omaggio che faccio al romanzo classico storico.

SM – C’e’ tra i suoi romanzi uno da lei preferito? E quale avrebbe volute che fosse tradotto per primo in Italia?

 

R – Direi che no, vanno tutti bene, non ho preferenze, e questo va bene che sia stato pubblicato come primo in Italia  perchè comunque una prima pubblicazione è sempre una esperienza unica.

Per quanto riguarda se ho preferenze fra i romanzi che ho scritto sarebbe difficile scegliere, è vero che magari preferisco alcuni elementi che si trovano in questo o quel romanzo, magari uno mi ha divertito di più per certe ragioni un altro mi ha più interessato per un’altra questione ma direi che forse il secondo romanzo, quello che mi ha richiesto più lavoro (si tratta de “La chiesa di Satana” – inedito in Italia) questo ha rappresentato veramente una dura prova un duro cimento e quindi me lo ricordo particolarmente bene.

Termina qui la nostra intervista, ringraziamo l’autore con l’augurio di leggere presto altri suoi romanzi.

(Intervista effettuata il giorno 26/09/07)