L’autore di Il mistero di Casa Aranda Jerònimo Tristante  in questi giorni era in Italia, così abbiamo approfittato della sua gentilezza per porgli qualche domanda.

Fatti i saluti d’obbligo passiamo subito alle domande:  

Sm – Da adolescente/ragazzo cosa le piaceva leggere? Quali sono state le sue letture formative?

 

JT – Mi sono sempre piaciuti i classici dell’Ottocento, come Dumas, Dickens, Stevenson, Doyle.

 

Sm - Quali scrittori l’hanno più influenzata?

 

JT – Senza dubbio, quelli che ho appena menzionato, ma ci sono anche i contemporanei: Arturo Perez Reverte, Tolkien e Tom Sharp.

 

Sm – Lei è un professore di biologia, quando le  è venuto in mente di mettersi a scrivere? E per farlo ha frequentato qualche corso di scrittura creativa?

 

JT – Ho iniziato a scrivere quando ho sentito l’esigenza di evadere un poco dalla routine quotidiana e di vivere delle avventure parallele. Così ho scritto quello che avrei apprezzato come lettore, nella speranza di poter regalare anche agli altri un viaggio nel tempo e nello spazio. Non ho frequentato corsi di scuola creativa in quanto non credo in questo tipo di insegnamento e li vedo comunque utili sotto un altro aspetto:  consentono infatti a diversi scrittori o aspiranti tali di entrare in contatto tra loro e confrontarsi. Però in alcuni casi la critica anche costruttiva può scoraggiare qualche principiante.

 

Sm – Quali doti si devono avere per scrivere? Talento, ispirazione, grande immaginazione o che altro?

 

JT – Credo che il primo requisito per poter scrivere sia una eccellente padronanza della propria lingua ed in secondo luogo si debba avere una grande capacità di perseverare nel lavoro perchè non possiamo pensare di scrivere trecento pagine in un pomeriggio; ovviamente grande immaginazione e poi due doti che forse sono in antitesi tra di loro: bisogna essere o molto incoscienti o molto coraggiosi. Ci sono tantissime persone che in realtà scrivono ma non osano far vedere i loro lavori per paura di esserne in qualche modo feriti perchè quello che noi scriviamo in qualche modo è una sorta di creatura nostra, quasi un figlio. E poi mostrare quanto si è scritto è un modo di mostrarsi quasi nudi agli altri e non tutti hanno questo coraggio.

 

SM – Anche in Spagna c’è il fenomeno, veramente preoccupante, dei giovani che leggono sempre meno? alta percentuale che assolutamente non legge. Secondo lei a cosa è dovuto questo fenomeno (Tv, computer, videogiochi, telefoni cellulari ecc.)?

 

JT – La risposta è si a tutte le sue domande. In Spagna l’indice di lettura sta crescendo anche se molto lentamente, grazie al fatto che l’offerta editoriale rivolta ai giovani è ottima e molto variegata. Tuttavia è sempre una situazione preoccupante e la ritengo uguale a quella italiana.  Io me ne rendo conto ogni giorni, dall’osservatorio privilegiato delle aule scolastiche. Anche per questo scrivo, per avvicinare alla lettura i giovani o comunque i lettori “potenziali”.

Sicuramente c’e’ anche un rapporto diretto fra l’offerta della tv, pc, videogiochi ecc. Infatti oggi siamo dominati dal mondo dell’audiovisivo e dobbiamo pensare che una storia  letta  può portare via magari tre pomeriggi, mentre viene raccontata in un film in poco meno di due ore.

Indubbiamente nei giovani c’è attualmente una loro ridotta capacità di esprimersi proprio per l’uso massiccio degli sms, che non è una nuova forma espressiva  (come si vuol far credere), perchè se si leggono questi sms si notano comunque molti errori di ortografia, pertanto questo è un segno di ignoranza della lingua.

 

 

SM – Perchè nello scrivere “Il mistero di Casa Aranda” la scelta di un’epoca come la fine dell’800?

 

JT – Ho scelto il XIX secolo perché è un epoca che amo particolarmente. E’ un periodo di grande fascino e interesse. La Madrid di fine ‘800  in

Jerònimo Tristante
Jerònimo Tristante
particolare, stava diventando una vera e propria capitale moderna, ricca di attività culturali e politiche, teatri e balli, discussioni ai caffè. La Spagna in quel periodo aveva uno stato molto centralizzato e quindi Madrid era al centro di tutto. Aveva anche le sue taverne e i suoi bordelli, e insieme a Victor Ros esploriamo anche queste realtà più ordinarie, se non addirittura volgari.

 

 

Sm – Rifacendomi alla domanda precedente, quale lavoro di ricerca ha dovuto affrontare? Il fatto di muovere i personaggi in una epoca non moderna non le ha complicato la vita?

 

JT – E’ stato relativamente facile documentarmi su quel periodo, trattandosi di una grande città sulla quale si dispone di una quantità abbastanza grande di informazioni. Ho lavorato molto per raccogliere il maggior numero possibile di notizie, in modo da creare uno sfondo aderente alla realtà dell’epoca. Ho letto libri, consultato archivi ed emeroteche, analizzato vecchie foto e navigato in internet. Solo quando lo scenario è ben costruito e ricco di dettagli, inizio a lavorare ai personaggi e alla storia.

Per quanto riguarda i personaggi, non c’è stata una vera difficoltà, in quanto è vero che appartenevano ad un epoca diversa dalla nostra ma credo che l’essere umano continui ad essere mosso dalle stesse pulsioni dagli stessi interessi, dalle stesse passioni. Perciò quello che cambia tra le persone del XIX secolo e noi sono solo le regole del gioco in base alle quali noi e loro ci muoviamo e viviamo.

 

Sm – Come è nata l’idea di scrivere questo romanzo? Ha avuto lo spunto da qualche altra opera? Da un film?

 

JT – Questo romanzo ha avuto origine grazie a Victor Ros. Questo personaggio, infatti, è nato in un mio libro precedente, dove però aveva un piccolo ruolo marginale. Eppure c’erano alcune sue caratteristiche, come il fatto che fosse un giovane povero ma intelligente, che volevo approfondire; era un personaggio che mi chiedeva di avere più spazio e così  decisi di scrivere una saga dove lui era il protagonista.

E’ un investigatore che dovrà risolvere casi complessi  non vedo Victor Ros indagare su di un  banale uxoricidio dall’epilogo scontato. Il motivo della casa misteriosa, incantata è un argomento che seduce molte persone e ancora oggi sentiamo parlare di persone che raccontano di case infestate, dove si verificano fenomeni strani, paranormali e quant’altro.

Comunque un vero fatto di cronaca, mi ha dato lo spunto. Infatti una vecchia casa appartenuta ad uno scrittore era stata ristrutturata dallo Stato trasformandola in uffici, ma subito gli impiegati statali che vi erano andati a lavorare si lamentarono di strane presenze, di aver visto sfuggevolmente qualcosa e non volevano più andarci a lavorare e questo mi ha dato l’idea della Casa Aranda dove potevano succedere fatti veramente misteriosi.

 

Sm – E’ reale dire che solo ai primi del ‘900 la polizia spagnola ( e forse quella di tutto il mondo) ha iniziato a modernizzarsi. Anatomia forense ecc. ecc.)?

 

JT – Nell’epoca che descrivo nel mio romanzo, cioè la seconda metà dell’Ottocento, l’apporto della scienza erano davvero minimo, soprattutto se ci si riferisce alla scienza applicata all’investigazione poliziesca. Così Victor Ros, con il suo interesse per l’anatomia forense, assume una posizione quasi anacronistica, senza dubbio molto innovativa. Non dimentichiamo che la Chiesa, in quegli anni, era contraria alla dissezione dei cadaveri.

Però ho voluto inserire comunque questi strumenti di indagine: mi piacciono molto sia il cinema che la letteratura che trattano questi argomenti, e credo che anche il grande pubblico possa apprezzarli. Riportando tutto in un’epoca priva di mezzi sofisticati, ho dovuto naturalmente far sì che il protagonista/investigatore fosse particolarmente brillante per farne uso.

 

Sm – Quali sono secondo lei i canoni a cui deve attenersi uno scrittore di libri gialli? 

JT – Questo genere letterario deve essere un esercizio utile per la mente del lettore, che deve mantenere alta la sua attenzione. Per ottenere questo risultato, bisogna sapere dosare le informazioni e i dettagli, in modo da guidare il lettore a seguire le indagini e a formulare ipotesi lui stesso.

Per quel che mi concerne va detto che io ho ripreso il filone della letteratura del XIX secolo che piaceva alla gente. Mi sono distanziato volutamente dai clichè moderni del romanzo giallo dove il detective del racconto è magari un alcolizzato, un disadattato sociale e quant’altro e credo che questo distacco dal cliché attuale abbia portato ad un cambiamento positivo, rinfrescante del panorama, visto che sembra aver incontrato il gusto del pubblico.

Per scrivere un noir a regola d’arte l’autore dovrebbe prevedere tre ingredienti fondamentali:

- avere un protagonista simpatico al pubblico e con una personalità attraente

- disporre di una ambientazione storica ben riuscita e corretta

- in terzo luogo raccontare casi sufficientemente complessi ed interessanti da poter suscitare la sorpresa oltre che l’interesse di un lettore abbastanza navigato per quanto riguarda i thriller.

 

Sm – Prima di questo romanzo ne aveva già scritti altri? 

JT – Sì, la “Crónica de Jufré” e “El Rojo en el Azul”.

 

Sm – Il personaggio di Victor Ros si presta molto a diventare un personaggio seriale, è cosi? Ci saranno altre sue indagini?

 

JT – Sì. Il secondo libro, “El caso de la viuda negra”, ( tradotto letteralmente è: Il caso della vedova nera) è appena uscito in Spagna, ed è  ambientato fra Madrid e Cordoba. Il terzo, invece, uscirà fra circa un anno e la storia si svolgerà a Barcellona, il titolo tradotto dovrebbe essere: L’indemoniato della via Calabria.

 

Termina qui la nostra intervista, ringraziamo l’autore. Ci complimentiamo con lui per il romanzo interessante. Ringraziamo Rossana la bravissima interprete ed Elena Cristiano della Nord che ha reso possibile questa intervista.