La copertina celeste e una figura di profilo, come quella televisivamente famosa di Iccicocche (staggese), ha attirato la mia attenzione. Cresciuta fino all’acquisto dopo avere dato uno sguardo in qua e là.

Trattasi di Vish Puri e il caso della domestica scomparsa di Tarquin Hall, Mondadori 2009.

Siamo in India, a Nuova Delhi con Vish Puri (nome completo Vishwas), cinquantuno anni, fondatore della “Investigatori privatissimi Lid”. Bassotto, grassoccio, traccagnotto, dotato di una discreta nappa nasale ed un bel paio di baffetti, soffre di pressione alta e deve stare a dieta. Sottolineo “deve” perché quando può scantona come si dice dalle mie parti. Suoi collaboratori (notare i soprannomi) Luci al Neon, Sciacquone e Crema Da Viso (gnocca nepalese). Uomo onesto tutto d’un pezzo (e anche generoso), è chiamato “Cicciotto” nell’ambito familiare ma dai suoi sottoposti, forse per rifarsi, deve essere assolutamente chiamato Boss. Sua diletta moglie Rumpi (in italiano tutto un programma) e sua fedele segretaria Elizabeth Runi che ha il dovere di “massaggiare con garbo il suo ego”. Piuttosto cospicuo “Sì, sono un investigatore privato, il migliore di tutta l’India, per essere esatti, come molti personaggi importanti potrebbero dirle” risponde ad uno dei personaggi. E’ pur vero, però, che nel 1999 ha ricevuto la targa Super detective dalla Federazione mondiale degli investigatori e dunque un po’ di autostima gli si può concedere. Abile nei travestimenti, da giovane ha recitato e vinto pure il premio Attore dell’Anno per una sua interpretazione di Amleto. Fissato con i berretti sandown (migliori quelli di Bares e Piccadilly). Ha una paura matta degli aerei e on gli piace essere paragonato a Sherlock Holmes, anche se tira fuori qualche deduzione che ci ricorda l’Investigatore per antonomasia. Il suo credo nel lavoro: vanno bene i metodi scientifici “Ma niente può sostituire la vecchia, classica, raccolta di notizie”.

E dunque ricerche, pedinamenti, attentati, una madre, “mammina” per essere precisi, che si mette ad indagare per conto suo. E i vari problemi dell’India che sta cambiando in parte il suo modo di essere: infedeltà, divorzi, maltrattamenti degli anziani, individualismo e assenza di valori familiari: “Il dharma, il dovere, è stato gettato dalla finestra”. Critiche al sistema giudiziario corrotto, alla burocrazia, ai media e ai canali ispirati a quelli americani che propongono programmi che non si dovrebbero vedere. Il tutto insieme ai vecchi mali dell’india tra cui il famoso matrimonio combinato (che gli porta un sacco di lavoro).

 Spunti interessanti sui personaggi secondari. Da macchietta l’autista Freno a mano che si sente umiliato se si fa sorpassare. Trama complessa il giusto senza essere arzigogolata come succede sempre più spesso, prosa garbata, ricca di un humour che si trasforma talvolta in ironia e dura invettiva verso le cose che non vanno.

 

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