Sono un cultore della narrativa popolare. Quella vera, accessibile a tutti, divertente, appassionante, di ogni genere. Una produzione che non si vergogna di essere quello che è: un intrattenimento intelligente finalizzato a soddisfare il bisogno psicologico del lettore (e spesso dell’autore) di allontanarsi un po’ dalla realtà con i suoi affanni per trovare appagamento nella fantasia. I miei legami con la cultura francese sono noti. E spesso, avventurandomi nelle stradine lastricate del Sacre Coeur (e vabbè anche dalle parti di place Pigalle) ho ricercato atmosfere e personaggi entrati nel mio immaginario. In questo universo Fantomas regna sovrano da cento anni e probabilmente lo farà per altri cento e le sue origini sono ancora più lontane.

Genio del Male, inafferrabile, maestro di inganni e travestimenti, contraltare necessario per l’eroe. Molto diverso dai delinquenti pieni di droga, dai meschini, dai vigliacchi della cronaca di tutti i giorni. È, alla fine, il personaggio che ci piace odiare. Forse non il primo ma certamente l’ispiratore di tutti i “cattivi” che nella cultura popolare hanno costituito un punto fisso e per ogni storia e riferimento per le figure negative. Creato nel 1911 da Pierre Souvestre (1874-1914) e Marcel Allain (1885-1969), Fantomas è al tempo stesso il più grande avversario degli eroi e la figura che si rispecchia in tutti i signori del male, precedenti e passati da Moriarty a Fu Manchu, da Emilio Largo a Dart Wader da Mefisto a Diabolik. Per una curiosa ambiguità si presta a essere protagonista e antagonista a seconda dal punto di vista del lettore.

Sempre affascinante, sempre amato. Questo genere di narrativa nasce in realtà nel 1836. La veille fille di Honorè de Balzac fu pubblicato a puntate sul quotidiano La Presse e raccolse subito lusinghieri riscontri di pubblico. Forse il genere “nero” nasce qualche anno più tardi con I misteri di Parigi di Eugene Sue. Questa vicenda che appassionò milioni di lettori, è disponibile oggi in un bel film realizzato con Jean Marais da André Hunebelle (che poi dirigerà De Funes nei suoi Fantomas). Una storia che ha tutti gli elementi del racconto criminale. Responsabile della morte di un operaio, il marchese Rodolphe de Sambreuil decide per riscattarsi di aiutare la vedova del morto. La donna infatti è disperata anche per la scomparsa della figlia, Fluerde Marie.

Con l’aiuto di un forzato il marchese si avventura nei bassifondi parigini affrontando ogni sorta di inganno e pericolo. Soprattutto la ricerca diventa occasione di uno scontro con l’arcinemico del marchese il barone di Lansignac. Da questa semplice sinossi già si intuiscono tutti gli elementi del racconto d’avventura tra giallo e mistero. Il successo fu immediato, vi si raccontavano storie fosche popolate da donne e malandrini, ambientate in luoghi oscuri, peccaminosi.

Al pubblico piaceva questo genere di vicenda (come dall’altra parte dell’oceano erano graditissime le storie di Edgar Allan Poe). Gli editori inserirono presto uno spazio fisso dedicato a queste storie che “tiravano” il lettore da un numero all’altro. Li chiamavano “fogliettoni” e spesso venivano raccolti e rilegati. Nel caso di particolare fortuna da parte del pubblico erano anche ristampati in volumi economici che un po’ facevano concorrenza ai dime novel americani, alla letteratura de cordel e in seguito alla pulp fiction delle riviste americane. Le basi della narrativa popolare si trovano in questo genere di prodotto, economico, popolare nel prezzo come nel linguaggio. Fu tra gli imitatori dei misteri di Parigi (Les drames de Paris) che il visconte Pierre Alexis Ponson diede vita a una saga che avrebbe in seguito dato vita al personaggio di Rocambole, personaggio antesignano del filone dei grandi criminali. Ladro, trasformista, specializzato in fughe alla Houdinì. Colpì il pubblico che sempre di più trovava soddisfazione nella lettura delle storie impossibili ma ugualmente avvincenti di un genio del terrore. A Rocambole fece seguito una pletora di personaggi negativi, più o meno esotici e misteriosi.

Tra questi si segnala Zigomar che godette di un notevole successo proprio sino all’uscita del primo romanzo di Fantomas. Zigomar, implacabile assassino capo di una setta che curiosamente lasciò tracce ovunque sin ìo a noi. Gli Zeta infatti avevano un grido di battaglia. “Z a la vie! Z a la Mort!” che ispirò, storpiato, un film italiano divenuto famoso di Emilio Ghione Za la mort. Ma gli Z esistono ancora, sono i membri di uno dei più feroci cartelli della droga messicani, Los Zetas che hanno preso il loro nome proprio dalla tradizione fumettistica derivata da Zigomar e Fantomas giunta in Centro America e mescolatasi alle tradizioni popolari locali.

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