Nero Wolfe: delitto in mi minore di Robert Goldsborough, Mondadori 2026.
È sempre un piacere rileggere le avventure di Nero Wolfe e del suo collaboratore Archie Goodwin che mi fanno ritornare in mente la bella interpretazione televisiva di Tino Buazzelli e Paolo Ferrari. Due personaggi irresistibili: il ciccione panciuto Nero Wolfe dedito alla birra e alle orchidee dal carattere fumantino e lo scattante Archie Goodwin, narratore delle vicende, sempre ricche di humour. E poi come dimenticare i manicaretti del cuoco personale Fritz che fanno venire l’acquolina in bocca al solo nominarli?
Questa volta il nostro incredibile duo della vecchia casa di arenaria della Trentacinquesima Strada Ovest dovrà vedersela con una serie di lettere anonime minacciose contro Milan Stevens direttore della New York Symphony Orchestra. Sarà la nipote Maria Radovich a chiedere aiuto proprio a Wolfe che sta vivendo un momento di completa apatia. Ma questi accetterà l’incarico in nome di un vecchio debito di gratitudine verso l’amico montenegrino Milan.
Il quale, come prevedibile, verrà trovato ucciso nel suo appartamento con un semplice tagliacarte! Chi poteva avercela con lui? Il sospettato principale sembra essere il violinista Gerald Milner che aveva intenzione di sposare Maria contro il parere del morto. Per il focoso ispettore Lionel T. Cramer (altro vivido personaggio “dalla faccia florida e arrabbiata”) non c’è alcun dubbio. E’ proprio lui.
Ma il Nostro non è d’accordo, anche perché ci sono altri personaggi possibili indiziati che ce l’avevano con Milan e c’è pure di mezzo una eventuale tresca amorosa. L’”affare” da risolvere non è per niente semplice e occorrerà l’aiuto dell’investigatore privato Saul Panzer “con la faccia tutta naso” e del “pedinatore” Fred Durkin a cui si aggiungerà addirittura Geoffrey Hitchcock altro investigatore privato questa volta di Londra.
Per sciogliere l’intricata matassa basterà però ascoltare Nero Wolfe che ha invitato nella sua casa tutti quanti i possibili sospettati e lo stesso indiavolato Cramer. Ascoltiamolo…Ecco, c’è qualcosa nel passato che potrebbe essere la causa…Incredibile!
Al di là della trama giallistica ottimamente organizzata siamo di fronte ad una scrittura che colpisce e attira per la sua magistrale agilità e gradevolezza attraverso continui spunti di battute e sorriso.
All’interno per I racconti del giallo abbiamo Disonora il padre di Daniele Fontani, vincitore del premio Amelia in giallo 2025. Ecco cosa ci fa sapere l’autore:“Questo racconto è nato mentre guardavo un documentario crime in televisione, quando mi è scattato in testa il classico “Ma se…”. Ho annotato subito quell’intuizione per non perderla: è diventata il seme da cui è germogliato “Disonora il padre”, la storia di una caparbia tecnica di laboratorio che deve riabilitare il proprio nome. Più che un’indagine, un viaggio verso la verità che la costringe a fare i conti con le proprie origini e con un odio che non pensava di poter abbandonare.” Un bel racconto, bello davvero.
Buona lettura.






