Pavia. Avrebbe ucciso Chiara Poggi “per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale.”

È questo lo scenario che la Procura di Pavia propone circa il movente del brutale omicidio avvenuto a Garlasco 13 agosto 2007, attribuito, secondo questa prospettiva, ad Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, attualmente indagato.

Nei giorni scorsi, i Carabinieri del nucleo investigativo di Milano hanno notificato all’uomo, oggi trentottenne, un invito a comparire per mercoledì 6 maggio, modificando il capo di imputazione da omicidio in concorso – con cui lo stesso è stato iscritto circa un anno fa nel registro degli indagati – a omicidio volontario.

La dinamica dell’aggressione secondo la Procura

Circa la dinamica dell’aggressione, basandosi anche sulle nuove valutazioni medicolegali della dottoressa Cristina Cattaneo e sulla Bloodstain Pattern Analysis del Ris di Cagliari, i Pm ipotizzano una “iniziale colluttazione” cui sarebbero seguiti colpi “reiterati” con un “corpo contundente” [allo stato non individuato, ndr], che avrebbero fatto cadere Chiara Poggi “a terra”.

Poi, Sempio, allora diciannovenne l’avrebbe trascinata “verso la porta di accesso alla cantina” e lì la giovane avrebbe tentato di “reagire mettendosi carponi”. L’aggressore, prosegue la ricostruzione dei Pm, l’avrebbe quindi colpita “nuovamente” almeno 3-4 volte, “facendole perdere i sensi”.

Lo stesso avrebbe quindi spinto “il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina”, dove, “nonostante lei fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi”, concentrandosi in particolar modo sulla testa. Le avrebbe complessivamente causato “almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto”.

Tra le aggravanti contestate, anche quella della crudeltà per “l’efferatezza dell’azione”, il numero e l’entità delle ferite inferte.

La difesa di Sempio

Una ricostruzione di fatti e motivazioni, quella della Procura di Pavia, recisamente contestata dall’indagato e dai suoi legali. Andrea Sempio non riesce “a capacitarsi” anche “di questo movente sessuale” e ripete “ma se io non avevo rapporti con questa ragazza, rapporti nel senso sociale, non si capisce da dove deducano un movente sessuale”, dato che lui, poi, “non la frequentava, non la vedeva spesso, anzi, quando lui andava in casa, Chiara Poggi era a lavorare”.

Questo il commento dell’avvocata Angela Taccia, che assiste l’indagato con il collega Liborio Cataliotti.

I legali hanno sottolineato che si tratta comunque “di una imputazione elastica e mutevole, perché ancora nella fase delle indagini preliminari. Ed è ovviamente un’opinione di parte.” Quello che “ci ha lasciato abbastanza basiti, è il fatto che non solo è stato tolto il concorso ma quello era abbastanza prevedibile, ma è stata aggiunta pure l’aggravante della crudeltà, che era stata tolta a Stasi [il fidanzato della vittima, già condannato per il delitto e ancora impegnato a scontare la pena inflittagli, ndr]. Non si capisce come mai dopo diciannove anni, mentre le ferite rimangano quelle inevitabilmente, viene aggiunta quell’aggravante, tecnicamente non lo capiamo.”

L’interrogatorio del 6 maggio potrebbe rivelarsi risolutivo? All’inizio dell’inchiesta, nel marzo 2025, Sempio aveva ricevuto una analoga convocazione dalla Procura, cui non aveva dato seguito perché l’atto notificatogli sarebbe stato nullo in quanto privo di un requisito essenziale, ovvero l’avvertimento che, non comparendo, sarebbe stato disposto il suo accompagnamento coattivo. Ora, a ridosso della conclusione delle indagini, le condizioni sembrano diverse.

“Che Andrea Sempio andrà è una certezza perché è un obbligo di legge e io non ho mai indotto un cliente a un atto contrario alla legge, tantomeno lo farei in questo caso", afferma l’avvocato Cataliotti. “Io e l’avvocato Taccia ci siamo già confrontati e ovviamente, non avendo riscontrato vizi formali, spiegheremo al cliente che è obbligatorio andare. Gli abbiamo anche detto che saremo noi a imporgli letteralmente la scelta processuale, cioè la scelta sarà quella di rispondere o non rispondere.”

“È legittimo sia l’uno che l’altro atteggiamento”, ha spiegato Cataliotti, “sarà figlio di una strategia processuale. Come figlia di una strategia processuale è stata la scelta della Procura di invitarlo prima di chiudere le indagini e di rendere visibili a noi, quanto meno a noi, tutti gli atti.”

La revisione della condanna di Alberto Stasi

A rendere la vicenda estremamente complessa, anche la possibilità, recentemente prospettatasi, di una richiesta di revisione della condanna inflitta ad Alberto Stasi. Al fine di valutare tale possibilità alla luce degli elementi emersi nel corso dell’inchiesta su Andrea Sempio, il titolare della stessa, il Procuratore di Pavia Fabio Napoleone, ha incontrato nei giorni scorsi il Procuratore generale di Milano, Francesca Nanni.

Nodo processuale, quello della “coesistenza” tra l’eventuale processo a Sempio e l’azione di revisione in favore di Stasi che pone una serie di significative problematiche giuridiche.