Non sempre i soldati ubbidiscono ciecamente agli ordini. A volte si fanno domande. Così quando Frances Haugen (Mikey Madison), giovane analista dati di Facebook, si rende conto che ubbidire ai suoi superiori è contrario ai suoi principi etici, si rivolge a Jeff Horwitz (Jeremy Allen White), giornalista del Wall Street Journal, per metterlo a conoscenza di comportamenti potenzialmente pericolosi della piattaforma di cui è necessario informare la pubblica opinione.
Il percorso non sarà semplice e immediato, a volte doloroso, ma sempre necessario, per non dover mai dire "ubbidivo solo agli ordini".
Aaron Sorkin torna sullo stesso terreno affrontato nel 2010 con The Social Network, da lui scritto e diretto da David Fincher, che raccontava come Facebook era nato, per mostrarne le evoluzioni successive. Più che come un sequel diretto The Social: Il prezzo della verità, in cui Sorkin stavolta è anche regista, è pensato come ideale opera complementare al film precedente. Infatti siamo nel 2019, parecchi anni dopo quei pioneristici esordi, con la piattaforma social di Zuckerberg ormai affermata e sempre più invasiva nella vita dei suoi utenti.
Si tratta per lo più di cinema di parola: dialoghi serrati, ritmo travolgente, conflitti combattuti a colpi di battute e di principi. La sua scrittura di Sorkin si dipana tra documenti, testimonianze e dilemmi morali. La struttura fondante del film inserisce in un thriller giornalistico, i drammi etici dei personaggi e un'analisi anche politica del presente.
Nel cast svetta Mikey Madison, reduce dal successo di Anora, che interpreta Haugen dimostrando una versalità e una capacità mimetica nel personaggio straordinare. Jeremy Allen White, volto di The Bear, che interpreta il reporter che ne raccoglie le rivelazioni, resta legato alle stesse espressioni spaesate del personaggio che lo ha reso celebre, dimostrando di essere legato a un certo tipo di personaggi. Analogamente accade con Jeremy Strong nel ruolo di un Mark Zuckerberg che sembra un androide, con espressioni fisse già viste nel Kendall Roy di Succession.
Non mancano neil film momenti di tensione, stemperata in alcuni momenti dall'ironia di dialoghi che fulminano per acume. L'eleganza e la pregnanza della scrittura inseriscono The Social: La verità a ogni costo nel solco dei film inchiesta, ma alla fine resta un'operazione fredda che non riesce a scuotere quanto vorrebbe.













