- Da quando? - Quindici anni.

-Che classe?

-3^ D

-A me hanno dato una prima: non c’era altro da prendere, e l’ultimo arrivato prende quello che trova.

-Che sezione?

-La H.

-Ti rimpiango.

-Perché?

-E’ una classe difficile dicono: dovrai scolarizzarli.

-Scolarizzarli? Ma..che scuola elementare hanno fatto?

-Non so, ma si dice che in quella classe abbiano raccolto gli esemplari più interessanti di..mi hai capito:  28 esemplari..

-28 ragazzi?

-Già.

Lo sguardo e l’espressione sconsolata di Luca fecero scattare una molla.

-Se hai bisogno, in qualsiasi momento, fai pure affidamento su di me: sto dall’altra parte del corridoio e la mia classe è molto tranquilla.

Da quel giorno, le occasioni di vedersi, durante il giorno, e non solo in ascensore, nelle scale, nell’androne di casa, crebbero esponenzialmente.

Fatto sta che Agata e Luca divennero amici, molto amici, insomma amici intimi: ma intimi non significa che si conoscessero tanto da stare uno sopra l’altro. Insomma mancava ancora qualcosa.

Un bel giorno accadde qualcosa che avrebbe cambiato per sempre le carte in tavola, e permesso ad Agata finalmente di stare sopra o sotto di lui: un giorno, dalla sua classe, sparì il registro di classe.

Luca era fuori di sé: minacciò provvedimenti disciplinari, minacciò di ricorrere alla preside, invero abbastanza morbida, provvide a esaminare uno per uno gli zaini dei ragazzi, buttò all’aria i quaderni libri e astucci, e anche carte di Pokemon e qualche Playstation One, che vi trovava dentro, ma..nulla. Visibilmente scosso (la sparizione del registro di classe non è cosa da poco), Luca mandò a chiamare un bidello e lo mandò di corsa dalla sua amica, che sapeva essere in classe. Quando Agata entrò in classe seppe:

alcuni ragazzini avevano tirato fuori dagli zaini delle pubblicazioni oscene, roba vietata ai minori, e l’avevano fatta vedere ai suoi compagni; per di più, era roba tosta, davvero pesante. Lui, Luca, tutte queste cose le aveva sequestrate, infilate in una busta, che poi aveva provvisoriamente infilato nel registro di classe, in cui aveva segnalato l’accaduto, in attesa di relazionare il tutto alla preside. Per cui a lui non era rimasto altro che comminare 24 note su 28 alunni e imporre la firma dei genitori sul diario. Ma, alla bravata era seguita la paura, da parte di quei terribili ragazzini, per cui..qualcuno aveva pensato bene di far sparire il registro e busta di prove compromettenti: sarebbe stata la parola del docente contro la loro, 24 persone che avrebbero negato e le rimanenti quattro costrette a farlo. E così nel mentre in cui Luca aveva lasciato un babbeo di bidello a sorvegliare le pesti, mentre andava a relazionare alla preside, quelle approfittando del fatto che il bidello si era messo a parlare con altra bidella volgendo loro le spalle, avevano fatto sparire il registro. Cosa del resto non proprio facile, perché un registro è vero che contiene fogli, ma ha anche una bella copertina rigida, che non è facile tagliare, né accartocciare e tantomeno far sparire. Eppure..

Così quando Luca e la preside erano giunti in classe, e non avevano trovato né registro né tantomeno le foto compromettenti, loro, le pesti, avevano tutti affermato che il registro quella mattina in classe non l’avevano trovato:

-Preside, non è vero quanto dice il professore: stamattina il registro in classe non c’era. Lui vuole solo danneggiarci, perché ci odia.

-Non è vero- aveva aggiunto Luca Pace.

Ma la preside, pur sicura che il suo docente non era uno scemo, gli aveva ricordato che se il registro non fosse stato trovato, sarebbero stati presi provvedimenti, in quanto un documento pubblico era svanito, e ci sarebbe andato di mezzo anche lui.

Quando Agata entrò i 28 stavano uscendo con l’insegnante che aveva preso il posto di Luca e che già aveva saputo qualcosa, non avendo trovato il registro: osservò che nessuno portava altro che i propri zaini, e del resto da quando si era verificata la scomparsa erano stati tutti tenuti costantemente sotto controllo dai 3 bidelli del piano, cosicché nessuno sarebbe mai riuscito, successivamente al controllo degli zaini, a nascondervi dentro il famigerato registro e le pagine dei giornali pornografici; e in più erano stati perquisiti, alla presenza di alcuni genitori, presenti per riportarli a casa, che avevano protestato quando niente era stato trovato addosso ai loro figli e minacciato ricorso alle autorità

L’aula era una stanza quadrata di dieci metri per cinque, abbastanza grande anche per contenere 28 pesti e aveva due grandi finestre che si affacciavano sul cortile interno, molto luminose, ma da cui forse solo un cellulare sarebbe potuto passare attraverso, in quanto le finestre per ragioni di sicurezza erano chiuse da pesanti inferriate trasversali, di ferro brunito, che facevano assomigliare quell’aula più al parlatorio di un carcere che ad un’aula scolastica.