È stata una scimmia!

A gridarlo è un uomo dalla barba lunga e le sopracciglia folte. Ha un viso affabile che non si scompone, nemmeno mentre lega l’umanità intera a un’origine molto poco cristiana e troppo, tanto animale. Il suo nome è …Charles Darwin, uno di quegli uomini il cui intelletto ci ha spostati un po' più a destra nella linea dell’evoluzione da lui stesso tracciata.

«Può darsi che l’orangutan gli sia sfuggito.», risponde August Dupin. Ma non allo scienziato, perché questo non è un dialogo tra Darwin e Dupin, ma la deduzione che l’argutissimo investigatore nato dalla penna di Edgar Allan Poe, concede al narratore de I delitti della Rue Morgue. Che visibilmente è molto più ottuso di lui e dunque, ça va sans dire, con il quale è molto più naturale identificarci. Tutti pensavamo a un uomo, o tutt’al più a Dio, e invece tocca sempre rivedere i piani al ribasso: il primo uomo, così come il primo assassino della storia del giallo è… la Scimmia!

Seguendo di ramo in ramo l’acrobatico parallelismo, potremmo spingerci a formulare un sillogismo; è un po' primitivo, me ne rendo conto, ma trattandosi di primati, non serve un Darwin…

Dunque,

Visto che: Scimmia —> Uomo Scimmia —> Giallo
Allora:
Possiamo abbozzare la storia del Giallo come fosse la storia dell’Uomo.
 
Charles Darwin
Charles Darwin

Nati a pochi giorni di distanza, Edgar Allan Poe e Charles Darwin non si sono mai incontrati. Eppure, la loro intuizione è così parente che sembra abbiano concepito insieme il loro/nostro antenato comune.

Naturale e persino inevitabile che sia la scimmia (alle nostre spalle) a compiere il primo delitto, a selezionare per noi l’insieme delle caratteristiche fisiche e delle qualità amorali che ci trasciniamo fino all’oggi. Fino al misterioso appartamento della Rue Morgue dove però non le riconosciamo più, illusi col narratore di averle perse insieme alla coda.

Edgar Allan Poe
Edgar Allan Poe

Occorre la sagacia sovrumana di August Dupin per riportarcele a galla, per raccogliere dalle mani dell’orangutan quel testimone d’istinto e follia che pulsa all’origine di ogni crimine. Da quel momento, il delitto lo commetterà l’uomo, scappando dalle pagine della Rue Morgue nei panni dell’assassino dei futuri polizieschi.

Con tutta evidenza, la scoperta delle scimmie non è casuale: ci rammentano le nostre fondamenta bestiali che ritroviamo spudorate, originali e intatte dentro il preistorico poliziesco di Poe.

Ma il parallelismo diventa ancora più intrigante se consideriamo il contesto sociale e culturale del XIX secolo: con l’affermazione della teoria di Darwin, l'idea che gli esseri umani fossero il prodotto di un’evoluzione naturale sfidava concezioni secolari di staticità. Così come le specie si sono evolute, anche le storie di crimine hanno cominciato a svilupparsi, passando da semplici racconti di paura a complessi intrecci di ingegno e astuzia. La scimmia di Poe diventa quindi una metafora: se la nostra specie è frutto di un lungo processo evolutivo, anche il romanzo giallo si distingue per la sua capacità di adattarsi e trasformarsi.

Ecco che la scimmia della Rue Morgue potrebbe suggerire una sorta di “paradosso evolutivo”: così come il giallo trae la prima linfa dalla figura primordiale, allora possiamo affermare che il genere stesso ha un ruolo nell'evoluzione della nostra comprensione del crimine e della giustizia. In effetti, la scimmia rappresenta l'irrazionale in noi, quella parte che sfida la logica e abbraccia il caos.

Questo elemento di disordine è centrale nel giallo, dove il crimine destabilizza l'ordine sociale, esattamente come l'evoluzione sfida le nozioni statiche di identità. Ogni giallo è un microcosmo di evoluzione sociale, dove gli eventi si susseguono in un caos che richiede risoluzione. E se, alla fine, il detective riesce a far luce sul mistero, possiamo vederlo come un simbolo della nostra lotta per comprendere e dominare quel caos primordiale.

Perciò, mentre ripercorriamo la nascita del romanzo giallo e la sua continua evoluzione, non dimentichiamoci da chi abbiamo preso il testimone, l’arma dei futuri delitti: quell'istinto di sopravvivenza e follia tanto cari a Dupin per far luce sul colpevole, o per dirla con Poe, sulla Verità.

In fondo, è dapprincipio che qualcosa si spezza: La scimmia, con un balzo acrobatico e folle si ritrova a terra. Il ramo dal quale è caduta è troppo alto, allora comincia a camminare, sempre più dritta, sempre più a destra, sola sulle zampe posteriori. Sulle gambe, ora, dove Charles Robert Darwin regge la sua edizione de I Delitti della Rue Morgue. Ha un viso affabile che non si scompone, nemmeno mentre ingromma la pipa e riflette su quella scoperta. E pensa È stata una scimmia! Che deve aver imparato anche a nuotare se è riuscita ad attraversare l’oceano e arrivare in Pennsylvania, a sopravvivere all’oppio e al dolore di quest’altra testa che è Edgar Allan Poe. Può darsi che l’orangutan ci sia sfuggito, ma se sia nato prima qui o in Inghilterra non ha più importanza. È come domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina. L’uomo o il giallo.

Edgar Allan Poe, nato a Boston il 19 gennaio 1809, pubblicò I delitti della Rue Morgue nel 1841. Charles Robert Darwin, nato a Shrewsbury il 12 febbraio 1809, pubblicò la prima edizione de L’origine delle specie nel 1859, ma già dagli anni trenta scorrazzava tra un convegno e l’altro con in tasca i primi abbozzi della sua Teoria dell’Evoluzione.