Lowen Ashleigh (Dakota Johnson), giovane scrittrice di talento ma ancora squattrinata e misconosciuta, non riesce a credere alle sue orecchie quando le viene proposto nientemeno che di fare da ghostwriter alla celebre autrice Verity Crawford (Anne Hathaway), impossibilitata a scrivere per le conseguenze di un grave incidente d'auto.
La condizione però è che Lowen si trasferisca per qualche tempo nella casa tra le montagne del Vermont dove Verity vive con il marito Jeremy (Josh Hartnett) e il figlio, per studiare gli appunti per i futuri romanzi della saga letteraria della famosa scrittrice. Ma tra questi appunti Lowen trova degli scritti autobiografici che sembrano fare luce sulle circostanze in cui è morta una delle figlie di Verity e Jeremy, la piccola Harper, che hanno traumatizzato Crew, il gemello sopravvissuto.
L'imprevisto in agguato è che, con la moglie catatonica, Jeremy e Lowen si innamorano, ma di mezzo tra i due si mette l'ombra della Verità. A chi deve credere Lowen? A Jeremy o agli scritti anche contradditori di Verity? La scelta potrebbe non essere banale.
Michael Showalter dirige Verity con mano professionale, con una sceneggiatura scritta da Nick Antosca basata sul romanzo di Colleen Hoover, autrice di best seller molto popolari. Sebbene la vicenda sembri voler mescolare thriller erotico e psicologico, con schemi che potrebbero ricordare successi anni '80 e '90 come Brivido Caldo o Basic Instinct, il film affonda su tutti i fronti.
Il fronte dell'erotismo è tiepido, perché sono tempi più freddi e patinati rispetto a quei decenni. Il fronte dell'indagine psicologica e prettamente crime va avanti non solo per banalità, ma per inaccettabili sviste e dabbenaggini di chi deve indagare, intollerabili in un'epoca in cui sappiamo come si muove chi indaga.
Gratta gratta, resta sul fondo l'ennesima storia di Lowen come di una donna che cercando di emergere socialmente, di realizzarsi come scrittrice nonché di trovare l'amore, debba trovarsi davanti al bivio se tutto questo meriti scelte moralmente discutibili.
Un romanzo rosa pitttato di nero sbiadito, con dialoghi la cui banalità rasenta la comicità involontaria, e i cui colpi di scena stupiscono più che altro per l'assurdità e assoluta mancanza di credibilità.











