Finale che ricongiunge dignitosamente tutto l’ambaradan e ci porta allo scontro diretto. Prosa piacevole, fluida senza tanti intoppi che riesce a raccogliere dignitosamente uno schema già conosciuto ma reso interessante con piccole varianti. Un titolo impossibile (l’originale “City of Fire”) da tirare in testa al suo ideatore un Malloppone di almeno ottocento pagine.

Quando grido “Bruciate i cassetti!” rivolto a tutti gli scrittori che hanno pronti nuovi lavori si tratta evidentemente di una iperbole dovuta in parte al mio istinto un po’ goliardico e dissacratorio. Ma solo in parte perché per un bel numero si tratterebbe, invece, di un ordine da eseguire immediatamente. Come nel caso di Morte sull’isola di Stuart Woods, Longanesi 2008.

“A cena da Elaine’s, il suo ristorante preferito, Stone Barrington viene a sapere che Dick Stone, un cugino con cui non ha contatti da anni, è stato trovato morto insieme alla moglie e alla figlia nella sua casa a Dark Harbor, su una piccola isola al largo delle coste del Maine. Un tipico caso di omicidio-suicidio, affermano gli inquirenti. Forse con troppo ottimismo. Nominato esecutore testamentario dalla vittima, Barrington si trasferisce sul luogo del crimine, accompagnato dall’ex collega Dino Bacchetti, dall’avvenente Holly Barker e dal capo di lei, Lance Cabot, direttore di un’unità della CIA di New York…”

Ma qui basta e avanza. Sono rimasto allibito. Personaggi evanescenti, psicologie elementari, il solito schema fritto e rifritto che si trova in altri libri fritti e rifritti, dialoghi da scuola media, telefonate su telefonate ad ogni ora, ad ogni minuto, ad ogni secondo, il solito sesso, la solita vittima preda dell’assassino. Scrittura banale, scolastica a dimostrazione che oggi si butta tutto, ma proprio tutto nel calderone del giallo inteso in senso lato. Da mettersi le mani nei capelli.

Appena ho notato che il libro trattava di Siena e di San Gimignano non sono stato a guardare tanto per il sottile. Visto e preso. Poi si vedrà. E ho visto, anzi letto L’ultimo volo dell’angelo di O. Rossoni e N. Vittori, Armando Curcio editore 2008.

“San Gimignano, metà del Trecento. Un uomo torna a casa dopo un viaggio. Riabbraccia la moglie, la figlia di pochi anni. E’ felice. Solo una manciata di ore, e gli zoccoli di una ricca cavalcatura calpestano tutto quello per cui ha sempre vissuto. Siena, 1359. Strani incidenti turbano la quieta quotidianità dello Spedale di Santa Maria della Scala, crocevia di pellegrini alla volta di Roma. Fenomeni che sfiorano il soprannaturale…”.

Più precisamente un angelo con minacce di morte, un secchio di acqua pura che si trasforma in sangue, l’esplosione di un braciere. E poi la sparizione del Sacro Chiodo e l’uccisione di una fanciulla innocente. Quadri e storture di una società medievale: disparità di trattamenti fra le classi sociali (la poveretta che ci rimette la vita e il mercante ricco che si salva), l’organizzazione e le funzioni dello Spedale, vita quotidiana, i lavori, la fatica, il sudore, l’amore, il divertimento con i saltimbanchi e i cantastorie. E ancora la storia di Siena (siamo nel 1359) con lo splendore del Buon Governo e la cacciata dei Nove, le sollevazioni di Massa Marittima, Montepulciano, Grosseto. E quella di San Gimignano consegnata ai fiorentini e l’arrivo della peste nera.

In prima persona quella del marito di Francesca, la morte della figlia Angelica calpestata dal cavallo di un nobile, il funerale, il ricordo della propria famiglia, l’incontro con Francesca, la morte dei genitori, il suo cambiamento, l’odio, il desiderio di vendetta, l’assassinio, il pentimento. Con il colpo finale a sorpresa.

Questo ed altro ancora, basato in parte su documenti veri, espresso con enfasi, soprattutto con una esagerazione nei toni del dolore  e con una prosa (in certe parti del tutto scolastica) stucchevole e sdolcinata nei momenti di affetto e di amore da togliere il giusto pathos dei sentimenti. Troppe parole, troppe frasi in corsivo, troppe inutili lungaggini. Ma fallo capire ai giovani…

 

Sito dell’autore www.libridiscacchi.135.it