Niente di nuovo sotto il sole. Voglio dire che di pazzi, di folli scatenati nella letteratura poliziesca (ma anche nella realtà) ce ne sono a iosa. E non c’è da scandalizzarsi quando pure un noto scrittore del Cinquecento ha lodato la follia (uguale pazzia), perché tra l’altro, diceva lui, prolunga la vita (leggere per credere). E questo deve essere proprio vero se in giro, soprattutto seduti negli scranni del nostro Parlamento, se ne vedono parecchi. Di vecchioni pazzi stralunati, intendo, dove qui, però, la pazzia mi pare vada spesso a braccetto con una certa dose di faccia tosta e di scaltra furbizia. Ma ritorniamo a bomba. La pazzia c’è sempre stata nei libri di cui stiamo parlando, a partire dal suo fondatore, quell’Edgar Allan Poe che l’ha distribuita a piene mani fino ad arrivare ad Hannibal Lecter, psichiatra antropofago, che sfruculia di brutto nel cervello degli assassini.

Ora è diventata una moda. Come i vampiri, i morti viventi, le streghe e così via. Se nella storia più o meno giallistica non ci infili qualche cervello bacato, qualche turba angosciante e tortuosa, qualche rovello dell’inconscio sei fuori dai giuochi. Nessuno ti guarda e tutti ti cacano.

Esagero, ma mica tanto. Prendete in mano uno di quei parti maledetti denominati psycothriller. Sfogliate qualche pagina e subito vedrete venir fuori una valanga mostruosa di pervertiti, schizofrenici, maniaci, psicopatici, ossessivi, bipolari, ritualistici (mio conio) e dunque medici, psicologi, psichiatri. Da rimettere in uso i manicomi e infilarceli dentro. 

Insomma pazzi che brancolano assatanati in decine di trattati di psichiatria (non sono più i soliti libri) a delirare, ansimare, smembrare, torturare, distruggere. E’ iniziato un nuovo ciclo come quello dei mallopponi scandinavi che durerà per molto tempo. Fino a quando il lettore, impazzito anche lui, non farà fuori gli autori. E il cerchio sarà chiuso.

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