Mentre il buon Watson se la ride a spostare una bella pedoncella sghignazzante, la partita procede in gran confusione: fra il doppiaggio che si perde nella nomenclatura americana delle mosse e la partita più scenografica che altro, il film non sarà certo ricordato per la sua attendibilità scacchistica, ma di sicuro per l’atmosfera e il coraggio della trovata. Quando nel 1976 nell’episodio Scacco matto (2x07) del telefilm La donna bionica si ricreeranno le atmosfere da giallo classico, il “rituale” creato da Millhauser per Holmes verrà ripreso quasi identico: con tanto di Vincent Price nel ruolo di Watson! Per vedere il film intero, in italiano, ecco il link YouTube: www.youtube.com/watch?v=qE-jLy2NMlE 

Chiusa la parentesi di grande creatività scacchistica - che purtroppo non si aprirà mai più - si torna ad atmosfere “canoniche” con l’arrivo in sala nel 1959 de La furia dei Baskerville (arrivato in Italia lo stesso anno), una delle celebri trasposizioni cinematografiche holmesiane targate Hammer, la celebre casa britannica nelle cui scenografie non manca mai una scacchiera. Stavolta nei panni dell’investigatore di Baker Street troviamo il grande Peter Cushing, che si prende una pausa dai vari Frankenstein e Van Helsing. Qui il nostro eroe incarna alla perfezione la distrazione con cui Conan Doyle tratta chi scacchi. «Le dico, Watson, che questa volta siamo alle prese con uno schermidore degno della nostra lama - si legge ne Il mastino di Baskerville. - Ho avuto scacco matto a Londra. Posso solo augurarle miglior fortuna nel Devonshire»: la fusione di scacchi e scherma fa capire quanto l’autore ci tenga al “nobil gioco”.

All’inizio del film il dottor Richard Mortimer sta raccontando l’orribile leggenda che avvolge la casata dei Baskerville, mentre Holmes-Cushing ascolta assorto con una mano sul volto a denotare piena concentrazione. È forse colpito dalla crudezza della leggenda? Visto che poi sbriga la questione con sufficienza («L’Inghilterra è il paese delle leggende: non vedo perché dovrei attribuire a questa un particolare interesse») la spiegazione è un’altra. Forse che quella mano sul volto vuol essere una strizzata d’occhio al pubblico, che dopo una lunga sequenza di attori è la prima volta che vede Cushing nei panni di Holmes? La risposta arriva un secondo dopo: tutt’altro che colpito dalla leggenda, in realtà Holmes stava pensando alla prossima mossa della partita a scacchi che sta portando avanti da solo. Con estrema soddisfazione si allunga sulla scacchiera al suo fianco e con la regina bianca mangia la torre nera. Riuscirà Sherlock Holmes a battere se stesso? Non lo sapremo mai, perché ogni riferimento agli scacchi finisce qui. 

Malgrado quindi Holmes non giochi a scacchi, è troppo forte il legame - nella mente dei lettori - fra l’arguzia dell’investigatore e il gioco logico per eccellenza. Quando infatti sul numero di luglio 1965 della celebre rivista “Analog” il bravo autore di fantascienza Mack Reynolds vuole far capire subito che il racconto ;The Adventure of the Extraterrestrial è in realtà un delizioso pastiche holmesiano, ecco l’incipit che sceglie: «Il mio compagno distolse l’attenzione dal problema scacchistico che fino a quel momento aveva occupato le sue energie e sollevò lentamente la testa. Le dita deformate dall’età abbandonarono la presa sul cavallo e la schiena si riappoggiò all’indietro. Sospetto che dimenticasse persino da quale quadratino era partita la mossa». Forse “quadratino” non è la traduzione giusta per indicare la casella della scacchiera, comunque il racconto è uscito in italiano prima come L’ultima avventura di S.H. (Urania n. 477, dicembre 1967) poi come Il caso dell’extraterrestre (Sherlock Holmes nel tempo e nello spazio, Mondadori 1990).

«Non sapevo che lei fosse un appassionato di scacchi» afferma stupefatto il dottor Watson nel racconto img src=A Matter of Direction di Raymond M. Smullyan. Questo autore nel 1974 attira l’attenzione su di sé pubblicando sull’autorevole “Scientific American” un racconto (Wich Color?) che contiene in sé un enigma scacchistico che coinvolge Holmes in persona. L’attività di Smullyan come creatore di giochi logici raggiunge l’apice nel 1979 con la pubblicazione di The Chess Mysteries of Sherlock Holmes (Hutchinson & Co. Ltd., ristampato tutt’oggi), che raccoglie tutta la sua produzione di enigmi scacchistici mascherati da pastiche holmesiani.

«Non ho molto interesse negli scacchi come gioco - risponde Holmes alla perplessità di Watson. - Possono esserci però situazioni scacchistiche, Watson, che sfidano la mente come se fossero situazioni reali. Le trovo molto utili come qualsiasi altro esercizio per sviluppare i poteri della pura deduzione, così essenziali per trattare con la vita reale.»