Di fronte ad Edgar Wallace, nelle parole del giornalista Aldo Sorani, «ci troviamo veramente di fronte al re del “romanzo nero” e perché la voga dello scrittore ha creato intorno all’uomo leggende singolari». Siamo sempre su “La Stampa” del 5 febbraio 1929, quando veniva presentato ai lettori curiosi un profilo dello scrittore di Greenwich, che già aveva conquistato gli appassionati di quella nuova collana chiamata “I Libri Gialli” Mondadori.

«La sua perfetta conoscenza del mondo delinquente e del più clandestino gergo della malavita, la sua maestria nell’architettare delitti, scassinamenti, catturamenti e frodi desta tanta stupefazione in certuni da far loro osservare che Wallace deve essere, per lo meno, un confidente di qualche banda d’assassini o di ladri e deve avere il permesso di consultare a suo agio gli archivi misteriosi di Scotland Yard. Altri, anche più malevoli, hanno cercato di spiegare l’incredibile disinvoltura con cui il romanziere scarica volumi a dozzine sul mercato librario, propalando la voce che egli sia a capo d’un consorzio anonimo di scrittori, che lavorano per suo conto, e hanno ricordato a proposito di lui il famoso aneddoto del colloquio tra Dumas padre e Dumas figlio: “Hai letto il mio ultimo romanzo? – Non ancora. E tu?”»

Maliziose illazioni a parte, fra i romanzi che conquistano il pubblico questa settimana presentiamo Caccia al milione scomparso, recentemente ristampato in digitale dalla Newton Compton, con il numero 166 della collana digitale “Zeroquarantanove”, che presenta anche romanzi gialli classici in eBook a meno di 50 centesimi di prezzo.

 

Esattamente 90 anni fa, cioè nell’agosto del 1923, sulla rivista “The Popular Magazine” veniva pubblicata la quinta ed ultima puntata di un romanzo dal titolo The Missing Millions, pubblicato in volume lo stesso anno dalla londinese John Long Ltd. con una “s” in meno: The Missing Million.

Arriva per la prima volta in Italia nel 1935, come numero 116 de “I Libri Gialli” Mondadori, con il titolo Cercasi un milione. Mentre nel 1942 ne viene tratto un film britannico e nel 1955 il romanzo viene ristampato nei “Capolavori dei Gialli” (n. 20) e raccolto nel 1985 nel volume antologico All’ombra del delitto, dal 1989 il testo abbandona la Mondadori per passare alla Garden Editoriale, che lo affida alla traduzione di Roberta Formenti e lo inserisce nella collana “La Biblioteca Classica del Romanzo Giallo” (n. 20). Dopo una ristampa nel 1990 nella collana “Il Romanzo Giallo” (n. 49) dal 1995 il libro fa parte del catalogo Newton Compton, che lo presenta per la prima volta nella collana “Il Giallo Economico Classico” (n. 87) con il titolo Caccia al milione scomparso.

Nel febbraio del 2013 il romanzo conosce una versione digitale entrando nella collana “Zeroquarantanove” (n. 166), con la traduzione sempre di Roberta Formenti: ecco il primo capitolo.

 

– Vi è caduto un fiore, signore – disse la guardia della Torre di Londra.

L’ispettore James Sepping arrossì e, con occhi colpevoli, guardò le tre violette che giacevano sul terreno ghiaioso.

Non aveva l’aspetto di un detective perché sembrava troppo giovane per occupare una carica così importante. Era un atletico giovanotto londinese.

– No… non raccoglieteli, a meno che sia contro il regolamento spargere dei fiori all’interno della Torre di Londra. Stanno bene.

La corpulenta guardia, nel suo bizzarro costume del sedicesimo secolo, si passò una mano tra la barba grigia e guardò con aria sospetta il visitatore. Jimmy Sepping sembrava perfettamente sobrio.

– È vietato gettare carte, ma non i fiori. Grazie, signore.

Jimmy aveva fatto scivolare una moneta tra le mani della guardia.

– Mi sembra di avervi già visto nella Torre, signore – disse la guardia.

– Sono già stato qui – mormorò vagamente Jimmy.

Rimase vicino ai fiori fino a quando la guardia non se ne andò; era un sentimentale e ogni anno, allo stesso giorno, veniva alla Torre di Londra per lasciar cadere un fiore nel luogo dove Fritz Haussman aveva sorriso al cielo. Fritz era una spia tedesca. Jimmy l’aveva inseguito per mezzo mondo e, alla fine, l’aveva arrestato. In base alle prove che Jimmy si era procurato, Fritz era stato condannato a morte. Così, una mattina di maggio, lo avevano portato in quel luogo per fucilarlo e lui era arrivato sereno.

– Posso fumare una sigaretta? – aveva chiesto e il capo della polizia militare gli aveva dato il permesso. Aveva preso la sigaretta e, mentre stava rimettendo il pacchetto nella tasca, proprio vicino al cuore, si era fermato e aveva riso piano.

– Sarà proprio sulla vostra traiettoria – aveva detto e, dopo aver finito la sigaretta, si era avviato verso la morte con lo sguardo sereno e il sorriso sulle labbra. Era morto come avrebbe voluto morire Jimmy, da gentiluomo.

Così, ogni anno, Jimmy andava nel luogo dove Fritz era morto e offriva un tributo al coraggio.