Quando ho visto Sherlock Holmes con la pipa intento ad osservare delle orme di scarpe per terra non ci ho più visto (mi è venuta così). Ho afferrato il libro e me lo sono portato a casa. Sempre dopo avere pagato, s’intende (sono finiti i tempi della “beata” gioventù dove qualche peccatuccio era concesso). Trattasi di Arthur e George di Julian Barnes, Einaudi 2007. Ma chi indaga non è il detective per antonomasia. Seguitemi “ A Great Wyrley, un tipico villaggio nella più tipica campagna inglese, succedono cose strane: mentre ad alcuni membri della comunità iniziano ad arrivare certe deliranti lettere anonime in cui gli insulti si mescolano ai vaneggiamenti religiosi, un maniaco sventra cavalli e bestiame annunciando il sacrificio di venti giovanette. Serve un colpevole, serve in fretta, e George, un giovane e riservato avvocato ha tutte le carte in regola per fare da capro espiatorio: è timido, ha un disturbo agli occhi che rende bizzarro il suo aspetto, ma soprattutto è diverso. George Edalji, infatti, è un parsi: il padre viene dall’India, e dopo essersi convertito all’anglicanesimo e avere sposato una ragazza del posto è diventato il parroco di un paese non proprio a suo

agio con chi ha la pelle più scura.

George viene condannato ai lavori forzati ma accetta la pena con la dignità e la modestia di chi vuole solo “diventare inglese” e confida nella legge con più fervore di tanti altri “inglesi ufficiali”. Quando la notizia del sopruso giunge alle orecchie di Arthur Conan Doyle, il celebrato creatore di Sherlock Holmes decide di impegnarsi in prima persona per restituire a George l’onore che gli è stato sottratto”.

Le vite di Arthur e George scorrono parallele. Il primo con educazione rigidamente cattolica dovuta a suo padre che ha una canonica da mandare avanti, è ansioso, timido, educato. Diventa comunque procuratore, crede nel lavoro, nell’onestà, la parsimonia, la carità e l’amore per

la famiglia. Il secondo, scozzese per nascita, anch’egli educato secondo i principi del cristianesimo (addirittura dai gesuiti olandesi), è comunque pieno di vitalità che scarica nello sport “Arthur finì per diventare un giovane robusto ed esuberante, che doveva trovare conforto nella biblioteca della scuola e felicità sul campo del cricket”. In seguito si dedica anche al pugilato, al football e al golf (se non ne ho tralasciato qualcuno). Cavalleresco verso le donne, educato al materialismo scientifico ma attratto anche dallo spiritismo e dal paranormale.

George affronta la prigionia, le umiliazioni, i “terremoti” e i “lavaggi a secco”,  i cambiamenti di carcere, il processo, le interrogazioni e controinterrogazioni con dignitosa sofferenza e un certo puntiglio. I protagonisti sono attentamente analizzati dal punto di vista psicologico, specialmente Arthur quando si ammala

la moglie Louise Hawkins, affettuosamente chiamata Touie, e si innamora di Jean Leckie. Notevoli i tormenti del suo animo e il suo forte legame con la madre.

Il ritmo della storia riprende praticamente nella parte terza (pag.251), quando il nostro Conan Doyle entra in azione con tutti i mezzi dovuti alla sua fama per difendere George. Il  primo impatto con lui è da manuale di Sherlock Holmes. Soffre di miopia e astigmatismo. Urge una visita di un suo amico oculista di chiara fama. Alla domanda se crede alla sua innocenza risponde sicuro “No, non penso che lei sia innocente. No, non credo che lei sia innocente. Io so che lei è innocente”. Il piano di battaglia è semplice. Fare un casino del diavolo. Al diavolo, appunto, le mezze misure. Quindi inizia l’indagine. Prima osservazione. Le molestie vanno dal 1892 al 1896, poi c’è il vuoto di parecchi anni e si ricomincia dal febbraio 1903. E prima domanda “Perché?”. Possibile risposta “Forse perché chiunque ne fosse responsabile, se n’era andato via”. Poi colloqui con la sua famiglia, con le persone più coinvolte tra cui il dottor Butter, esame delle lettere da uno specialista di chiara fama, colloquio con Anson, il capo della polizia, rivelatore dei suoi pregiudizi verso

la famiglia Edalji, articoli spediti ai giornali dell’epoca. Tanto rumore per qualcosa. Infatti viene ricevuto addirittura dal ministro degli interni Gladstone, il caso rivisto e George è dichiarato innocente ma senza possibilità di risarcimento. Arthur continua ancora la lotta invano (vuole una sentenza più giusta che preveda il risarcimento), si sposa con Jean e invita George al matrimonio.  Infine la morte con seduta a sorpresa (almeno per me e George) di spiritismo (sì, avete capito bene). Come a dire “Arthur se ci sei batti un colpo!”.

Libro ben costruito, ottimamente documentato su una storia reale, personaggi sezionati da tutti i punti di vista (a volte anche troppo), prosa gradevole, lineare e nello stesso tempo concreta senza tanti svolazzi. Una buona lettura, anzi quasi ottima (crepi l’avarizia).

 

Sito dell’autore www.libridiscacchi.135.it