Mi è arrivato finalmente il numero otto di Sherlock Magazine. Un numero diverso dagli altri. Veramente speciale. Ma speciale speciale. L’avete già capito. C’è pure il sottoscritto. Per la prima volta. E dunque l’aggettivo speciale può prendere connotati diversi. Io, comunque, ce l’ho messa tutta. Ho scritto “Gli scacchi nella letteratura poliziesca” e siccome è una vita che mi occupo di scacchi ed è una vita che leggo romanzi gialli qualcosa di buono l’avrò pure buttato giù. Non potete immaginarvi quanti giallisti di vaglia abbiano infilato gli scacchi nelle loro storie. Da dà a maiali come si dice dalle nostre parti (un po’ di linguaggio popolare fa sempre bene). E se ne scoprono ancora di nuovi. Per esempio nel thriller La stanza dei morti di Franck Thilliez, pubblicato dalla Nord editrice 2007, la protagonista principale, il brigadiere Lucie Henebelle del commissariato centrale di Dunkerque, ad un certo punto fa un paragone che interessa i giocatori di scacchi “Potremmo paragonare il “fattuale” al gioco degli scacchi al computer, mentre la coppia “fattuale/spirituale” al giocatore di scacchi ben più temibile”. Ma al suo collega Raviez non piacciono gli scacchi e la invita a lasciar perdere le sue considerazioni a ruota libera. Un altro spunto sugli scacchi quando Vigo compra l’ultimo modello di scacchiera elettronica e alla fine del suo colloquio per un posto di lavoro durante il quale tratta male il suo interlocutore “Scacco matto. Il re è morto” sottolinea lo scrittore.

In Asassinio all’Università di Thomas Kyd, Polillo editore 2007, sappiamo che il tenente Phelan sa giocare a scacchi e collega i bambini prodigio “con una certa prosperosità, perché i campioni di scacchi e quelli che vincevano i giochi a premio avevano quell’aspetto” (oggi pare tutto l’opposto). Per lui, comunque, gli scacchi sono un gioco “pretenzioso”, non vuole saperne di regole e gioca con una “semplicità così ingannevole” da irritare il suo avversario e capo Cleveland Jones.

In Il matematico impertinente (non è un giallo ma lo cito lo stesso, così come mi piace segnalare La giocatrice di scacchi di Bertina Henrichs pubblicato dalla Einaudi nel 2006) di Piergiorgio Odifreddi, Longanesi 2005, abbiamo alcune pagine dedicate al rapporto scacchi-informatica e scacchi-matematica con vari riferimenti a grandi campioni di scacchi, in special modo a Lasker. E così via.

Non ditemi che l’articolo è brutto che mi metto a raddrizzar banane. Se questo proprio non

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